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    1월 31일

    Dimorata di Dio

    I sapientoni avevano già deciso un minuto dopo dell'arresto di Sandra Mastella: arresto illegale, illegittimo, infondato, abusivo, senza prove né esigenze cautelari, persecutorio, complottardo, «politico». Frutto di una congiura della Procura e del Gip di S. Maria Capua Vetere in combutta con De Magistris, Forleo, Woodcock, Annozero, Unità, Grillo, le lene, Diabolik e forse la Cia per colpire negli affetti più cari il miglior ministro della Giustizia che l'Italia abbia mai avuto. Figurarsi l'altroìeri, quando il pm di Napoli - dove l'inchiesta è passata per competenza - ha chiesto al Riesame di revocarlo.

    Mentre a Ceppaloni preparavano lo spumante e i torroncini (variante vernacola dei cannoli di Vasa Vasa), nei palazzi della politica e nei giornali al seguito gli innocentisti a prescindere affilavano le penne. Libero: «Il marito s'è dimesso, lady Mastella può uscire. Si sgonfia il caso», Il Foglio, appiattito sul pm anziché sul «giudice terzo», dedicava all'evento addirittura tre commenti: due del Platinette Barbuto e uno del suo barbiere, al secolo Antonio Polito. Il Platinette ridacchiava: «Il pm competente ha chiesto la revoca dei domiciliari... Sì vede che le esigenze cautelari sono immediatamente sparite appena il governo è caduto... Era del tutto evidente che quelle giuridiche non sussistevano... dunque è lecito pensare che le esigenze fossero solo politiche», anche perché «nessuno ha mai capito come la signora potesse concutere Bassolino» (infatti la concussione a Bassolino è contestata a Mastella, non alla moglie, ma tutto questo il sapientone non lo sa). Ergo «a questo scempio bisogna reagire» intruppandosi con Mastella e Berlusconi nella «lotta di liberazione dalle ingerenze e dai ricatti giustizialisti».

    Sempre sul Foglio, nel suo piccolo, il Polito delle Libertà irrideva «i guitti della commedia dell'arte giudiziaria: il procuratore di S. Maria e lo scrivano delle Procure Travaglio» e ricordava la sua battaglia, purtroppo vana, «per limitare l'uso e la pubblicazione delle intercettazioni», convinto che, se i magistrati e i cittadini non scoprono i reati, chi li commette può continuare a fare politica indisturbato. Frattanto il sen. avv. Guido Calvi, tutto allarmato per «le garanzie del cittadino», rilasciava una drammatica intervista al Corriere: «Basta leggere il codice per capire che gli elementi raccolti non erano sufficienti a giustificare la misura cautelare», ma «ormai il danno è irreparabile, infinito» ed «è molto probabile un intervento del Csm» per punire quei farabutti di S. Maria «che han dichiarato l'urgenza per giustificare un atto insussistente».

    Calvi azzardava pure una previsione: «Mi aspetterei che il Riesame affermi la totale assenza di elementi indiziari a carico di Sandra Mastella». Poi, purtroppo per lorsignori, il Tribunale del Riesame di Napoli ha deciso. Ha respinto la richiesta del pm (che peraltro non aveva bocciato gli arresti: semplicemente, dopo gli interrogatori, non era più necessario isolare gli indagati perché non comunicassero né inquinassero le prove). E, per lady Mastella, ha trasformato gli arresti domiciliari in una misura cautelare appena più lieve: obbligo di dimora. La signora potrà uscire di casa, ma non dal comune di Ceppaloni. Il perché lo leggeremo nelle motivazioni.

    Ma già è chiaro un punto: per disporre una misura cautelare (custodia in carcere, domiciliari, obbligo o divieto di dimora, allontanamento da casa, obbligo di presentazione alla polizia, divieto di espatrio) occorrono sia i «gravi indizi di colpevolezza» sia le «esigenze cautelari»: cioè i pericoli di fuga (qui escluso), di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove (forse entrambi: per l'inquinamento probatorio si deve indicare una scadenza). Dunque i tre giudici di Napoli, quelli «terzi» e «competenti», nonostante gli amorevoli consigli del Parlamento, del governo e del vicepresidente del Csm, han dato ragione ai tre pm e al gip di S. Maria: per la Lonardo sussistono gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari.

    Tant'è che tutt'oggi è meglio che non se ne vada troppo in giro. Resta da capire come farà la signora a presiedere, da Ceppaloni, il consiglio regionale. Si potrebbe inventare un consiglio itinerante, trasferendolo provvisoriamente da Napoli al bordo piscina di casa Mastella. Un consiglio con obbligo di dimora, che sarà mai.

    Marco Travaglio - da L'Unità 30 gennaio 2008
    1월 30일

    ke profonditààà....

    Bene, bene bene, dunque dunque dunque...eh si...e vabbèè...ma cmq...pazienza...cose della vita!
    Sn stato chiaro??? No vabbè, anche oggi giornata dissonante, anche oggi giornata vaaa...capito?
    Ma certo ke ho tanto da scrivere...uuuuuuu a voglia...ma forse mi secco un pò...ah forse?
    ke bello domandare e rispondersi da soli:-d:-d:-d
    Cmq sono in ufficio e mi era venuta voglia di partorire una bella cazzata come questa...cioè niente...nn senso completo a quanto ho scritto...come sn machiavellico!!!
    Il profeta nn è in vena e poi la profezia è un segreto....quindi niente da dire!!!
    Ok caricate...sn pronto!!!!:-d:-d:-d
    Ciaooooo, nooooo ma io sto benissimooo...(per la cronaca), dopo questa breve insignificante esternazione saluto tutti!!!
    Byeeeeeeeee!!!!!!
    1월 28일

    Altro giochino




    Quanti giorni dura?!!!!!!!

    .................clicca qua.................

    NATURALMENTE SI PUO' ORGANIZZARE UNA GARETTA CON LE STESSE REGOLE DELL'ALTRA VOLTA.......

    1월 26일

    addio amico

    ADDIO
    GRAZIANO BREAK
    ti ricorderemo sempre sul tuo F10 granata seduto di lato con le gambe accavallate

    1월 25일

    da clEMENTEMASTELLA

        

    Il nostro clEMENTE al senato si è esibito nella poesia "Chi muore", scritta di suo pugno qualche minuto prima. Per la serie "non so l'italiano, ma mi intendo di poesia"
    L'editore del Nobel cileno ha dovuto fare un comunicato la "bufala" gira da anni sul web, Mastella ci è caduto. "Non è di Neruda quella poesia e lui non avrebbe gradito la citazione. Meglio così: non credo che Pablo Neruda, che ha speso la vita per grandi ideali politici, sarebbe stato lusingato dal sentir citare una poesia davvero sua dalla voce di Clemente Mastella". Il testo della poesia è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961.

    Certo che per farsi prendere per il culo anche dall'editore di Neruda, ce ne vuole! Però guardiamo il lato positivo: ho scoperto che abbiamo una cosa in comune! Nessuno dei due conosceva l'autore di questa poesia. Fortunatamente io non la conoscevo proprio sta poesia fino a qualche tempo fa e nel tempo libero non leggo discorsi in Senato in mondovisione.




    1월 23일

    QUANDO FAI L'ERASMUS!!

    Quando fai l'Erasmus, ti senti grande, quando lo finisci ti senti vissuto.
        Quando inizi l'Erasmus ti senti spaesato, ma dopo due giorni gia organizzi una cena.
        Quando fai l'Erasmus, mordi la tua vera libertà, sei indipendente.
        Quando fai l'Erasmus, devi imparare a cucinare, imparare a lavare piatti
        e inizi a sentire la necessità di bere tantiii... ma tantiii caffè.

        Quando fai l'Erasmus, i piatti nel lavandino superano la tua altezza.
        Quando fai l'Erasmus, fumi il doppio di prima.
        Quando fai l'Erasmus, in casa hai 16 portaceneri rubati nei locali,
        ma quando servono non ne trovi mai nemmeno uno.
        Quando fai l'Erasmus, tutti usano la cartigenica e nessuno la ricompra.
        Quando fai l'Erasmus, sarebbe meglio avere due bagni.
        Quando fai l'Erasmus pero c'è quasi sempre un solo bagno
        e  può capitare che mentre uno si lava i denti,
        uno si fa la doccia, un altro sta sulla tazza, un altro si asciuga i capelli,
        quello che aspetta fuori la porta rischia di farsela addosso,
        ma tutti intanto parlano contemporaneamente di quale festa scegliere per la sera.

        Quando fai l'Erasmus, ogni bottiglia stappata ad una cena,
        viene riempita di firme, e non la butti più.
        Quando fai l'Erasmus, casa tua è casa di tutti.
        Quando fai l'eramus, c'è sempre un po' più di pasta
        per chi si ferma a pranzo o a cena.
        Quando fai l'Erasmus, c'è sempre una festa da organizzare.
        Quando fai l'Erasmus, il frigo ha confini precisi, ognuno ha il suo ripiano.
        Quando fai l'Erasmus, la vodka non manca mai.
         Quando fai l'Erasmus, non esistono più muri bianchi.
        Quando fai l'Erasmus, in cucina punti alla quantità, non alla qualità .
        Quando fai l'Erasmus, tutti sono cuochi ma nessuno sa lavare i piatti.
        
        Quando fai l'Erasmus, il tg è troppo serio, ma 'tgsport' è perfetto.
        Quando fai l'Erasmus ogni 2 -3 mesi ti ricordi di andare
        a leggere su internet se è successo qualcosa di importante nel tuo paese...
        ...così giusto per essere informato.
        Quando fai l'Erasmus, i simpson fanno ridere di più,
        perchè non li guardi mai da solo/a
        e perchè Homer doppiato in un'altra lingua non si può sentireeee!!!
        Quando fai l'Erasmus, la sera non hai mai sonno,
        ma la mattina arriva dopo 4 ore.
        Quando fai l'Erasmus, vedi anche i film in terza serata.
        Quando fai l'Erasmus, la mattina è dura
        e se non si alza il tuo compagno di stanza, tu rimani a letto per solidarietà;
        se hai una singola è la fine!!!!!!!!!!!!
        Quando fai l'Erasmus, se la mattina vai a lezione dopo aver fatto serata,
        vuol dire che a lezione c'è una/o che ti piace.
        Quando fai l'Erasmus, se tutti in casa stanno studiando,
        studi anche tu e se proprio non hai voglia di studiare,
        ti metti a ripulire la tua camera, per ammorbidire isensi di colpa
        e la tua camera luccica.
        Quando fai l'Erasmus, non hai mai un soldo per niente,
        ma per la birretta di fine giornata con gli amici si, è incredibile!
        Se fai l'Erasmus, e sei al settimo anno fuoricorso non si nota..
        ...perche in Erasmus tutti sono uguali.
        Quando fai l'Erasmus, i termosifoni sembrano gratuiti,
        ma quando arriva la bolletta guarda caso nessuno si è scordato di spegnerli.
        Quando fai l'Erasmus, il week end inizia rigorosamente il giovedi
        perchè è il giorno della 'serata Erasmus'.
        Quando fai l'Erasmus, e hai una chitarra,
        due canzoni su dieci sono di Ligabue e Vasco,
        una dei Nirvana, una di Bob Marley e una dei Green Day.
        Quando fai l'Erasmus e hai una chitarra prima o poi ti si rovinerà un pò
        perche di sicuro una sera farai saltare due corde
        perchè ti sarai messo a suonare troppo ubriaco.
        Quando fai l'Erasmus, ti sembra che non finirà mai,
        o almeno così vorresti.
        Quando fai l'Erasmus, conosci un sacco di persone
        e quando lo  finisci non fare l'errore di scordarti di loro.
        Quando l'Erasmus ed è stato il periodo più bello  della tua vita
        e hai nostalgia, vuol dire che stai leggendo
        fino all'ultimissima riga di questa pagina.
        Se hai fatto l'Erasmus, hai qualcuno che ti ha permesso di farlo: ringrazialo.
        Chi non fa o non ha fatto l'Erasmus, non riderà tanto a ognuna di queste righe...
        forse le troverà stupide e non presterà mai attenzione ai racconti di chi ha fatto l'Erasmus.
        Non dispiacerti...è solo che non ti può capire chi non l'ha vissuto.

        Ma soprattutto ricorda:
    "Chi fa l'Erasmus una volta, resta Erasmus tutta la vita".
    Io aggiungo:
    soprattutto se lo fai a Coimbra

    Da una mail-catena che stranamente ho letto...


    1월 21일

    Well done DEMENTE!!!

    E' FINITA L'AGONIA
    BYE BYE PRODI

    Mastella e la legge

    Ce l'aveva quasi fatta, Mariano Maffei, a chiudere la carriera senza grane. Quasi mezzo secolo con la toga sulle spalle senza un'ombra, un sospetto, un guaio disciplinare. Ma ecco che, giunto ai 70 anni, proprio a un mese dalla pensione, nella sua qualità di procuratore capo di S. Maria Capua Vetere gli capita di dover chiedere l'arresto della moglie di Mastella e di mezza Udeur. È la sua fine.

    Come quella di Dorando Petri, che dopo aver guidato solitario la maratona delle Olimpiadi di Londra 1908, crollò stremato a pochi metri dal traguardo, lo tagliò sorretto dai giudici di gara, ma fu squalificato. All'improvviso, dopo 44 anni di onorato servizio, Maffei diventa un incapace, un cialtrone, un «magistrato estremista» e «una macchietta» come l'ha definito quel lord inglese di Clemente Mastella. Un mese fa, alle prime indiscrezioni sull'inchiesta, parte dal ministero della Giustizia la solita ispezione preventiva a orologeria nella Procura di Smcv (dove alcuni pm ne hanno denunciati altri, ma nessuno s'era mai mosso).

    Poi, quando scattano gli arresti, Mastella insulta Maffei in pieno Parlamento, auspicando che « il Csm si occupi presto di lui» (peccato che l'azione disciplinare e la richiesta di trasferimento dei magistrati spetti proprio al Guardasigilli, piuttosto distratto peraltro sui magistrati finché non si occupano di lui e dei suoi cari). E ora su Youtube spopola il video di Matrix in cui il poveruomo, non avvezzo alle telecamere e al savoir faire degli uomini di mondo, legge un comunicato e poi chiacchiera informalmente coi cronisti senz'accorgersi che stanno riprendendo tutto (ingenuità tipica degli orditori di «trappole a orologeria» contro poveri ministri della Giustizia).

    Illustri commentatori che non hanno mai scritto una riga sulla malapolitica, se non per esaltarla, alzano il ditino per eccepire sul suo eloquio non proprio oxfordiano, sulla spiccata inflessione dialettale e sulla scarsa telegenia, mentre il Csm s'affretta ad acquisire il video in vista di una punizione esemplare modello De Magistris. Mastella va a scavare nel suo albero genealogico fino alla terza generazione e scopre che - horribile dictu - la defunta moglie del procuratore era cugina del padre di Sandro de Franciscis, il presidente della provincia di Caserta che ha osato passare dall'Udeur al Pd.

    Ce n'è abbastanza per provare che l'inchiesta è una vendetta trasversale, anzi parentale. Se invece il De Franciscis non avesse fatto lo sgarro e fosse rimasto nell'Udeur, sarebbe tutto regolare. Invano il magistrato ricorda di aver già inquisito pure il cugino di sua moglie e assicura che, «se De Franciscis combina qualcosa di grosso, lo sbatto in galera come chiunque altro». Ormai, come sempre avviene in questo paese marcio quando un intoccabile finisce sott'inchiesta, la presunzione d'innocenza per l'indagato diventa in presunzione di colpevolezza per l'indagatore. E così i giornali smettono di raccontare le malefatte dei Mastella Boys per dedicarsi a quelle (del tutto ipotetiche) del procuratore.

    Il solito Francesco Merlo scrive il solito pezzo col solito paradosso, cioè che Mastella e Maffei pari sono («giudice e imputato finiscono col somigliarsi»), anzi il procuratore è «qualunquista» per aver osato proclamarsi «servitore dello Stato» e annunciare querela contro Mastella che «ha offeso la mia onorata reputazione». Ora, fino a prova contraria, un magistrato mai sospettato di nulla ha tutto il diritto, anzi il dovere di proclamarsi servitore dello Stato. E, se insultato da un politicastro in pieno Parlamento, ha il diritto anzi il dovere di querelarlo. Ma in questo paese marcio da fastidio che qualcuno, all'accusa di essere un pocodibuono, risponda «sono una persona onesta». Molto meglio la linea Craxi-Berlusconi-Mastella: mai rispondere alle accuse «sono innocente», ma insinuare sempre che è colpevole il magistrato e comunque annunciare che «così fan tutti».

    Maffei andava benissimo così com'è quando acchiappava ladri e mafiosi (siamo nel Casertano, una delle zone più inquinate d'Europa, in tutti i sensi). Ma non va più bene, proprio a un passo dalla pensione, ora che ha acchiappato i Ceppalones. «Ho paura», confida Mastella con la lacrima retrattile, «essere giudicati da uno come lui è malagiustizia». Nessuno gli spiega che non sarà giudicato dal procuratore Maffei e da nessun altro procuratore, perché a giudicare sono i tribunali, non i procuratori. Ma lui era solo ministro della Giustizia e non è tenuto a sapere queste cose.
    Marco Travaglio
    1월 19일

    MANDIAMOLO A CASA



    non poteva mancare il giochino!!!!!!!

    .................clicca qua.................

    NUOVO RECORD: io ho fatto 3992.2 ,  tu quanto fai?


    per il vincitore (e non solo) c'e' un premio....naturalmente mi deve portare la prova
    io del mio punteggio ho la prova...








    1월 18일

    LA FILASTROCCA DI MASTELLA

    Che notizia assai divina
    questa splendida mattina
    di concussione ben tentata
    è stata arrestata
    una signora bella
    oh!Ma è la moglie di Mastella!

    Alle 11 il buon marito
    tutto triste e patito
    citando Fedro mirabilmente
    si è dimesso prontamente

    Che grand uomo che coraggio!
    fare un gesto così saggio
    ha lasciato la poltrona
    per amor della matrona

    Che sconcerto in Parlamento
    quanti onorevoli in sgomento!
    Dini subito la coglie
    "lasciategli stare la moglie!"

    Non lo dice per rispetto
    ma perchè si sente stretto
    alla sua senza disprezzo
    han dato solo 2 anni e mezzo

    Mi è venuto un pò un sospetto
    ma vuoi dir che gliel' han detto
    per amor della "lealtà"
    3 o 4 giorni fa?

    Il discorso articolato
    mi sembrava preparato
    non di getto in 30 minuti
    ma con validi aiuti
    di libercoli e libretti
    bozze riviste e scritti corretti

    Nel pomeriggio una news avanza
    a qualche ora di distanza
    ogni Tg è sconcertato:
    anche lui è stato indagato!

    Accidenti guarda il caso
    era sotto il suo naso
    un' accusa che ora marca
    il dell' UDEUR patriarca
    che con tutto il suo arsenale
    finirà in tribunale

    Quanti botti da scoppiare
    quanti spumanti da stappare
    chi lo odia qui festeggia
    la dipartita dalla Reggia

    Per l' indulto e la censura
    è stato proprio una rottura!
    coi Magistrati se la prende
    (ma ormai chi li difende?)

    Ora attende una sentenza
    con non troppa impazienza
    ma con rabbia forse tanta
    nella piscina a capasanta

    Qui finisce la novella
    dell' Onorevole Mastella
    Guardasigilli di Giustizia
    con negligenza ed imperizia
    che tornando a Ceppaloni
    si è levato dai coglioni.



    PS. chi l'ha scritta è un genio!!!

    1월 17일

    bye bye cinghialone

    CHE GRAN BEL GIORNO PER L'ITALIA!!!

    Svegliarsi sapendo che il cinghialone di San Giovanni non è più ministro della nostra Italia!!!!!
    Sono quasi commosso....

        >




    1월 15일

    ipocrisia

    A volte mi guardo in giro e la reazione più istintiva per tutte le sciocchezze e le ipocrisie di questo mondo:
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH,
    mi metto a ridere e come Baterbloom non riesco a smetterla....
    concedetemelo..
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
    1월 14일

    Diario di un'ecoballa

    Ciao a tutti, io sono un'ecoballa. Ma non nel senso di una panzana ecologista. O forse sì, anche in questo senso. Anzi pensandoci bene soprattutto in questo senso perché dell’ambiente – diciamoci la verità - del “verde” come lo definiva schiettamente e un po’ grossolanamente Silvio Berlusconi, pare che agli italiani non freghi in fondo granchè se si sono bevuti come acqua fresca il fatto che basti comprimere una montagna di rifiuti indifferenziati , costiparla con la forza dentro un metro quadro per trasformarla in qualcosa di ecologico e addirittura di preziosamente utile per la comunità. Quasi parlassimo dei diamanti artificiali, quelli che vengono fuori comprimendo volgare carbone, per intenderci.

    Io invece no, sono soltanto un’ ecoballina, io come le mie tante , tantissime sorelle ammassate qui come rifiuti ( ma che che orrore !...) e abbandonate lì a percolare. Dicono che se fossi un ecoballa per bene non dovrei farmela sotto, non dovrei essere umida. Ebbene provateci voi a stare all’addiaccio mesi e mesi, sferzate dal vento e dalla pioggia, provateci voi a tenervela e poi ditemi. Forse non sapete che cosa può succedere a mischiare il sugo delle pacchere con l’urina dei pannolini, le gambe dei carciofi con l’olio combustibile, i panni smessi del nonno con la carogna di un gatto morto investito e buttato senza misericordia nel cassonetto. Succede di tutto a quel punto, catene molecolari che si fanno e si disfano come in un film di fantascienza, reazioni chimiche ai confini dell’alieno. E con tutta quest’ammuìna sullo stomaco io dovrei starmene pure zitta e buona, incolonnata come un mattone nell’infinita attesa di essere valorizzata con il calore ? E no ! Se volevate un soldatino buono e zitto dovevate separare i cavoli dai vescovi, i gatti morti dagli stracci vecchi, prima. Così non vale, così non avete fatto un’ ecoballa, avete soltanto imballato i rifiuti. Bella mossa. O forse stavate aspettando che in Italia la piramide sociale crescesse come nel sud del mondo, così alla fine sarebbero arrivati i “cartoneros” come a Buenos Aires, quelli che la raccolta differenziata ve la fanno gratis e a domicilio, per ricavare qualcosa da mangiare e da rivendere ?

    Fatto sta che finora non avete smaltito un bel nulla, anzi ! Avete soltanto nascosto per decenni la polvere – magari fosse solo quella ! – sotto il tappeto, un tappeto grande come tutta la Campania, ma che dico, come tutta l’Italia, il giardino del mediterraneo. Ingrassando nel frattempo il malaffare della camorra e l’infinita filiera degli intermediari, su su fino ad arrivare alle istituzioni deputate, ignoranti e inefficienti nel migliore dei casi. E ammalando la gente costretta ad abitare accanto al frutto del vostro ingegno. Il vostro progresso è stato quello di aver creato decine di migliaia di discariche bonsai, che ovunque vengano trasportate infetteranno, disseminando il loro liquame dappertutto, più micidiali delle cluster bombs. Ma fatela finita !

    Magari vorreste valorizzarci scaraventandoci giù nel Vesuvio, meglio dico io se trascinate su da chi sui disagi e sulle malattie della gente ci ha finora speculato e guadagnato. Potrebbe essere una soluzione, chi può dirlo ? Tutti poi con il naso all’insù ad aspettare l’eruzione riparatoria e purificatrice, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato scordammose 'o passato che alla fine ci pensa il vulcano brontolone. Il brutto è che se dovesse funzionare davvero il giorno dopo tutte le regioni si metterebbero in fila con i loro rifiuti davanti al vulcano, proprio come ai bei tempi quando i cummenda del nord prendevano accordi con persone tanto "ammodo" del sud per dare una ripulita alle cantine dello stabilimento. Ti credo che si è ingrassata la camorra.

    La verità ? Noi ecoballe siamo una razza malata e purtroppo grazie a voi assai prolifica. Per favore, stavolta dateci l’eutanasia una volta per tutte e non partoriteci più che è meglio. E domani, prima di scrivere “eco” davanti ad una parola, fate in modo che non sia una balla.

    Stefano Olivieri - liblab


    1월 11일

    AH GIA’, DEVO AGGIORNARE!

    Talvolta mi sovviene.

    E pertanto, lesto starò nel farlo.

    Citerò qui una delle più salienti avventure di questo comunque lieto periodo.

    L’avventura in questione s’intitola “ La chioccia coi suoi pulcini”.

     

    --- interruzione: questa sera ho voglia di scrivere utilizzando periodi molto brevi. Pertanto, molti punti e molti capoversi.

    Fine dell’ interruzione. ---

     

    Correva il tardo pomeriggio di un giorno qualunque che mi aveva visto stanco, assonnato e demotivato.

    Decidevo a tal punto, per risvegliarmi un po’ dall’atavico torpore, di andare a fare una passeggiata-corsa verso la mia diroccata tenuta di campagna, da casa mia distante all’incirca 5624 Cubiti Ebraici (tradotto nel Sistema Metrico Internazionale, 2500 metri circa).

    Giungevo nel sopraccitato luogo, e lì consumavo alcuni frutti non propriamente maturi.

    Facevo qualche flessione (questa è una cazzata ma ci sta bene nel racconto), meditavo un po’ e mi incamminavo verso la via del ritorno.

    Ebbene, giunto a circa un Miglio marittimo Italiano dalla mia abitazione, scorgevo volgendo il capo verso la mia sinistra, al di là della scolina, una simpatica mamma gallina con ben 8 – e dico 8 – piccoli e tenerissimi pulcini a seguito.

    Al che, estasiato, sostavo in loco per ammirare cotanto prodigio di madre Natura.

    Al verso di richiamo di mamma gallina, i piccoli rispondevano pigolando. Ed era così che si rassicuravano a vicenda.

    Per me una cosa simile risultava troppo regolare e troppo schematica. E così decidevo di introdurre alcune turbolenze, sempre in loco.

    Con un balzo a dir poco felino, traslavo i miei 183 Rotl arabi (circa 82 chilogrammi) al di là del fossato, al fine di meglio prender visione dello spettacolo della natura.

    Giunto nell’opposta sponda, decidevo di accelerare il passo al fine di rendermi più minaccioso.

    Mamma anatra seguiva. I piccoli idem.

    Viravo bruscamente al fine di testare la capacità di cambio di direzione della comitiva; mamma chioccia reagiva prontamente, i piccoli un po’meno.

    Tanto che i piccoli perdevano la madre.

    Sette di questi la ritrovavano nel giro di 30 secondi; l’ottavo invece tergiversava nella direzione opposta. Pigolando.

    Udito il segnale di mamma chioccia, anche l’ottavo capiva e vi si dirigeva.

    La mia presenza, spaventandolo, gli faceva percorrere l’intera distanza nel fosso e sott’acqua (fossato profondo all’incirca 0,00198 Furlong britannici, ovvero 40 centimetri), per poi raggiungere per ultimo la restante combriccola.

    Da me seguita.

    Accelerando il passo, tentavo di risultare spaventoso. Effetto da me ottenuto con estrema facilità.

    Mamma chioccia accelerava il passo. Zampettava più velocemente.

    Ad un certo punto, usciva dal fossato intraprendendo un volo semi-camminato.

    Era incredibile constatare come – pur essendo io dietro – l’anatra si adattasse alla mia minacciosa velocità.

    Percorrevamo all’incirca 300 metri.

    Mi fermavo. Anch’essa si fermava, e lesta tornava indietro volando al fine di ritrovare gli 8 piccoli abbandonati.

    L’istinto del “si salvi chi può” veniva quindi alfine soppiantato da quello materno.

    Mamma gallina volava per le campagne circostanti, richiamando a gran voce i piccoletti.

    Stavo a fissare per qualche minuto. Mi sentivo un po’ rammaricato, ed un po’ in colpa.

    Divertito quanto insoddisfatto, mi incamminavo presso il mio attuale domicilio, pensando alla vera generica ipocrisia dell’umanità, la quale si intenerisce di fronte ad un simile spettacolo.

     

    Ma poi ne fa abbondanti scorpacciate.
    1월 7일

    Il «call center spazzatura»

    E la Corte dei conti condannò il governatore

    Sapete quanta diossina hanno liberato ieri, nel cielo (ex) azzurro di Napoli, i 65 cassonetti di pattume bruciati nelle rivolte di piazza? Poco meno di 9 mila microgrammi. Pari a quanta ne butta fuori l'inceneritore di Marghera in 546 giorni a pieno ritmo. E quante polveri nocive si sono levate, da quei cassonetti? Quante ne espelle il termovalorizzatore di Brescia in 441 giorni. Lo dicono i dati dell'Istituto superiore di sanità basati su numeri del governo svedese. Dati ripresi anche da un ambientalista al di sopra d'ogni sospetto quale il presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci.

    Certo, lo sa benissimo anche lui che l'ideale sarebbe fare a meno degli inceneritori grazie a una virtuosa riduzione dei consumi, a una raccolta differenziata capillare, al recupero di tutto ciò che è riciclabile, all'uso di nuove tecnologie come quel «dissociatore molecolare» che Alfonso Pecoraro Scanio descrive con l'entusiasmo che Giovanni da Pian del Carpine metteva nel descrivere la residenza del Gran Khan Guyuk. Quello è il punto di arrivo. Ma intanto? Cosa fare, della esondazione di «munnezza» che sta allagando Napoli e le sue disperate periferie? Come rimuovere il bubbone di oggi così da poter approntare le cure di domani? Cosa fare di quelle 95 mila tonnellate di spazzatura che traboccano sulle strade e delle 7 milioni di fetide «ecoballe» («testate» all'inceneritore di Terni, lo hanno bloccato per mesi rivelandosi gonfie di sostanze radioattive) oggi accatastate in oscene piramidi così ingombranti da avere paralizzato l'attività perfino dell'impianto Cdr di Caivano? Il piano Bertolaso Sempre lì si torna: al piano di Guido Bertolaso. Che aveva proposto di guadagnare un anno di tempo scaricando tutto ciò che si poteva nella grande cava dismessa di argilla di Serre, in provincia di Salerno, e usare quel tempo per concludere i lavori al termovalorizzatore di Acerra e insieme avviare sul serio la raccolta differenziata così da permettere ai nuovi impianti di bruciare «ecoballe» vere.

    Progetto saltato per l'ennesima ribellione di piazza e sostituito, con la benedizione dello stesso Pecoraro, con la sventurata creazione a pochi chilometri di una discarica nuova, ottenuta a costi esorbitanti abbattendo centinaia di querce secolari. Misteri ambientalisti. E adesso? C'è chi dice che non c'è scampo, piaccia o non piaccia, alla riapertura della orrenda cloaca di Pianura. Chi non vede alternative a caricare decine di treni per la Germania o la Roma nia. Chi suggerisce, come Walter Ganapini, già protagonista di quel «miracolo» che vide Milano risolvere l'annoso problema delle discariche e passare in quattro settimane dal 3 al 33% di raccolta differenziata, di tamponare l'emergenza usando siti dello stato soggetti a servitù militari. Ciò che è certo, è che quelle cataste di spazzatura stanno causando non solo a Napoli ma a tutto il Paese un danno di immagine inaccettabile. Che si aggiunge al danno fatale: l'inquinamento della terra, delle falde, dei pascoli che non solo, come ha ricordato Roberto Saviano, ha fatto impennare del 24% i malati di tumore nelle aree a rischio. Ma ha fatto abbattere migliaia di pecore, mucche, bufale perché il loro latte, come denuncia Realacci, «doveva essere trattato come un liquido tossico da smaltire».

    Lo scaricabarile

    Cosa sarà deciso? Soprattutto: chi prenderà queste decisioni? E sarà disposto a raccogliere davvero la sfida dichiarando guerra frontale alla camorra? Boh... Lo scaricabarile di questi giorni tra Antonio Bassolino e il governo, Rosa Russo Iervolino e Alfonso Pecoraro Scanio, assolutamente convinti che la colpa non sia affatto loro (o perlomeno vada spartita con tutti) e che dunque ogni richiesta di dimissioni sia pretestuosa, la dice lunga. Tutti colpevoli? Nessun colpevole. La Corte dei conti però, almeno in un caso, è convinta che un colpevole ci sia. E lo ha individuato nel governatore campano. Fu lui, infatti, nel ruolo di Commissario, a dare vita alla Pan (Protezione, ambiente e natura: sic) creata nel 2002, con un capitale di 255 mila euro poi trasferito gratuitamente alla Provincia di Napoli e all'Arpac (l'agenzia regionale di protezione ambientale), per dare un servizio informativo sull'emergenza ambientale ma rivelatasi un carrozzone clientelare. Venti mila dipendenti Non l'unico carrozzone, sia chiaro. Come ha scritto sul Corriere del Mezzogiorno Simona Brandolini, con la scusa dell'emergenza i dipendenti dei 18 consorzi di bacino sono via via aumentati fino a diventare ventimila: «Uno ogni 300 abitanti. La Lombardia produce più immondizia della Campania ma per ogni netturbino lombardo risultano esserci 25 netturbini campani ».

    Di più: «Quelli che devono raccogliere la "sfraucimma" (cioè il materiale di risulta dei cantieri) sono allergici alla polvere, quelli che devono selezionare il cartone non possono sollevare più di due chili causa un mal di schiena ben certificato». Per non dire di quanti hanno denunciato il Commissariato perché «non lavorando, si sono giocati lo stipendio a tressette». Tornando al Pan, la sentenza della Corte dei conti dice che assunse senza motivo 100 lavoratori socialmente utili. In realtà, stando al bilancio della società, al 31 dicembre 2006 gli Lsu erano 180. Su un totale di 208 lavoratori. Che facevano? In 34, come abbiamo raccontato, «lavoravano » a un call center dove ricevevano mediamente una telefonata a testa alla settimana. Gli altri seguivano non meglio precisati progetti degli enti locali, in particolare della Provincia di Napoli, il cui presidente è quel Riccardo Di Palma che del commissariato per l'emergenza (dettaglio stigmatizzato della commissione parlamentare presieduta da Paolo Russo, anche per i 400 mila euro di compensi) era consulente.

    Risultati? L'anno scorso ha incassato 4,3 milioni di euro di fondi pubblici (insufficienti perfino a pagare gli stipendi: 5,6 milioni) chiudendo con un buco di 1,2. L'anno prima, nel 2005, ne aveva persi il doppio: 2,3. Un disastro tale che due mesi fa, quando stava per arrivare la sentenza di primo grado (in appello si vedrà: auguri) la società è stata cancellata. Meglio, è stata fusa in un'altra, l'Arpac multiservizi, controllata dall'Arpac, l'Agenzia regionale di protezione ambientale. Troppo tardi, però, per evitare la stangata dei giudici contabili. Che chiedono a Bassolino di risarcire 3,2 milioni di euro.

    Sergio Rizzo
    Gian Antonio Stella
    06 gennaio 2008

    1월 2일

    I moderati di massa

    I partiti politici italiani sembrano dominati da una frenesia nominalistica, dalla voglia incontenibile di cambiar nome, simbolo, distintivo, bandiera, di camuffarsi, di fingere di essere ciò che non sono. Tutti amanti di una libertà che negano agli altri negli affari, come nell’informazione, come nella giustizia, tutti pensierosi di un popolo che disprezzano, temono e ingannano, pronti a lodare una morale che violano ogni giorno, ogni ora. Non la poltiglia senza nome e senza ideali di cui parla il mio amico De Rita, ma un sistema di ferree complicità fra benestanti. Di assoluta reverenza per il denaro.

    In questo sistema che può essere chiamato in vari modi, come consumismo anarcoide, dominio dei manager, produttivismo senza regole, domina un’idea che ha conquistato sia coloro che privilegia, sia quanti a esso si rassegnano: c’è un solo dio, una sola morale, un solo scopo, un solo modello sociale, una sola way of life, una sola pagana religione: il denaro, la ricchezza, i soldi da cui tutto deriva, tutto dipende.

    Perché milioni di italiani corrono ai gazebo di Berlusconi per aderire appassionatamente alle sue false promesse populistiche, alle sue promesse di ordine e di benessere quotidianamente smentite dalla misera realtà di un paese in declino? Perché sperano di entrare in qualche modo a far parte dell’Italia che rappresenta, l’Italia dei moderati che sono i benestanti di massa, la borghesia senza principi ma ricca di denaro, di conoscenze, di privilegi, che domina il paese senza bisogno, per ora, di leggi speciali e di polizia.

    Si vuole un esempio recente di questa dittatura morbida? In una fabbrica torinese, un’acciaieria, avviene una strage di operai bruciati vivi da un’esplosione di gas incandescente. E’ chiaro a tutti che la sciagura è stata causata dal produttivismo ossessivo, dalla mancanza di precauzioni e di prevenzioni. In una società meno consumistica, meno serva del profitto a ogni costo, scoppierebbe una rivoluzione, una rivolta di popolo. Nella Torino del capitalismo anarcoide niente: gli operai morti vengono sepolti, i parenti risarciti con modeste regalìe, i padroni della fabbrica liberi e anche sdegnati, la colpa non è loro, ma degli operai che dovevano badare agli estintori.

    Cercare altri esempi, ricordare altri esempi, è persino ridicolo. Giornali e case editrici non fanno altro che sfornare libri, memoriali, saggi in cui si raccontano per filo e per segno le violazioni delle leggi, dei regolamenti, dei normali rapporti civili avvenuti nel paese.

    Un libro dal titolo “Gomorra” racconta con realismo estremo i delitti della camorra, un altro, “La Casta”, elenca i notabili che dovrebbero stare in galera, i cortigiani del capo dei moderati fanno gli elogi dello stalliere mafioso che doveva essere associato all’ergastolo e invece accompagna a scuola i figli del padrone.

    Ma perché questi libri sono dei bestseller, perché le loro edizioni si succedono? Perché i lettori vogliono finalmente conoscere il marcio che li circonda? No, credo che il vero movente sia un altro, sapere come i furbi sono riusciti a fare soldi, a diventare ricchi e potenti violando quei freni per gli sciocchi che sono le leggi.

    Poi anche nella società del capitalismo anarcoide qualcuno capisce come stanno veramente le cose, esce dall’apatia, s’infuria. Ma sono jacqueries: tumulti da lazzaroni che la classe dominante dei moderati di massa può sopportare, chiusa nei suoi quartieri blindati.

    Giorgio Bocca - L’Espresso