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    6월 28일

    u can suck my d**k Amy!!!

    Mi sveglio dopo aver sognato Amy Winehouse che mi fa un pompino.

    Nemmeno mi piace Amy Casavinicola  e nemmeno… beh, lasciamo perdere.

    Però vi dirò che quel sogno non è stato affatto male, anzi, almeno mi sono svegliato di buon umore.

    È un periodo del cazzo, ecco l’ho detto.

    E sono veramente stanco di una cosa su tutte:

    essere comprensivo.

    Mi avete rotto i coglioni, chi con pretese assurde addirittura risalenti ad anni fa, sapete la preistoria?
    Ecco, quella con i mammut ancora liberi e felici. Non hai visto Quark? Si sono ESTINTI !
    è dura lo so, ma fattene una ragione.
    Chi con atteggiamenti da far perdere la pazienza anche ad una guida turistica di Lourdes..

    Chi con scompensi da meds pesanti da far impallidire anche uno psycho, ma di quelli bravi eh…

    Chi prende i soldi e scappa a malo modo come i Dalton di lucky luke.

    Chi poi si ricorda dell’esistenza altrui solo su msn ma quando gli gira poi, ammazzatevi!

    Perché a questo punto non scopiamo su second life? Si fa prima…

    Chi si impegna e poi pufff, fa come Houdinì ! Sparisce!

    E sono stanco di essere comprensivo con chi sbarella senza un perché.


    Che minchia c’è da essere contenti? Nienteeeeeee.

    Mah…sono stanco di dover stare dietro alle persone in questo modo,
    se avessi voluto avere dei bambini  tra i piedi o li avrei fatti o semplicemente
    sarei andato a lavorare in un nido, no?

    No, bambini con le sembianze di Sapiens adulti che si aggirano in ogni dove. Incredibile!

     
    Devo fare qualcosa, così non va. Sono sulla strada verso la pazzia!!!!!!

    “Dlin dlon , comunicazione di servizio,

    Miss Winehouse è attesa sotto la scrivania, celermente grazie…”

    Almeno 5 minuti di relax!
    6월 26일

    Ai rappresentanti sanleuciani del PD


    Gentilissimi,

    sapete bene che da qualche anno ormai mi occupo di politica nel nostro paese e non solo, e cerco di trovare soluzioni al degrado socio-culturale in cui è ridotto San Leucio dopo decenni in cui si sono susseguite amministrazioni sempre più scellerate guidate dai “soliti noti” che ben conoscete ed ogni volta qualche new entry come nel vostro caso nell’attuale amministrazione.

    Sapete bene la storia e l’appartenenza politica della mia famiglia e ancora meglio conoscete la breve esperienza del sottoscritto ma a quanto pare ve la devo rammentare.

    Sono cresciuto in una famiglia con forti ideali socialisti che in un modo o nell’altro hanno formato la mia ideologia. Mio padre è ancora dopo quarant’anni un attivo militante dell’attuale Partito Socialista e sapete bene che è un uomo che ha superato momenti del suo partito molto più bui di questo senza che abbiano scalfito la sua convinzione politica quindi credo sia molto improbabile se non impossibile che si arrenda ora. So bene che la storia degli uomini politici del nostro paese vi abbia insegnato che cambiare partito sia quasi come cambiare un paio di scarpe ma ci tengo a dirvi che le persone non sono tutte uguali.

    Per quanto riguarda il sottoscritto voglio ricordarvi cosa è successo alle scorse elezioni comunali. Io ero candidato in una lista che si contrapponeva fortemente al sistema dei “soliti noti” (con “soliti noti” non vorrei offendere nessuno ma credo che rappresenti bene l’immagine di una persona che ha l’onore di essere il primo cittadino della nostra comunita’ da un ventennio) che ho citato prima con cui voi (ai tempi DS e Margherita) vi siete alleati. Quel gruppo di giovani che insieme a me si proponeva per la prima volta nello scenario politico sanleuciano non si può nascondere era spinto sicuramente da ideali di sinistra perciò si contrapponeva anche all’altra lista in campo chiaramente di destra.

    In quattro anni le cose nel nostro paesino sono cambiate: dopo l’ultima competizione elettorale il primo cittadino chiaramente è diventato un forte esponente della destra del nostro paese così come sono passati dalla parte politica opposta altri esponenti della vostra maggioranza e il paese non è né più né meno di quello che era prima della vostra investitura o almeno così dà a vedere agli occhi di tutti. Potrei dilungarmi nell’elenco delle cose che sono rimaste immutate nel nostro paese ma sono sotto gli occhi di tutti, una cosa però non è cambiata: io mi sento ancora orgoglioso di quella esperienza di quattro anni fa che ha portato in Consiglio Comunale due miei compagni che in questi anni si sono impegnati nonostante le difficoltà avendo come obiettivo del loro operato solo il bene e lo sviluppo del nostro paese, certamente non è cambiato il mio giudizio sui “soliti noti” e certamente non riesco a credere in coloro che ancora continuano a legittimare l’operato di un uomo che oggi lavora per la destra.

    Per quanto riguarda il vostro PD a San Leucio mi permetto di esprimere qualche giudizio solo perché sono stato invitato a parteciparvi attivamente.

    Da quanto ho potuto capire state cercando di ringiovanire la classe dirigente e per questo non posso che farvi un forte plauso ed augurarvi che ci riusciate. D’altra parte però vi voglio invitare a ricordare che il PD è un partito politico con dei principi, con dei dirigenti nazionali, con una forte rappresentanza parlamentare ed invitare ad entrare in un partito persone con principi e ideali diversi da quelli che hanno ispirato la nascita e ispirano l’operato attuale di questo partito non può che attivare una fase di scontri interni che possono portare solo all’autodistruzione.

    Mi auguro nel contempo che i nuovi dirigenti locali del PD riusciranno ad avviare una fase di dialogo costruttivo con tutte le forze di centrosinistra e della società civile del paese ed evitare che si ripeta l’atteggiamento di autosufficienza che a livello nazionale nell’ultima tornata elettorale ha inevitabilmente portato il trionfo della destra.

    Con questa missiva credo di aver espresso ciò che già informalmente ci siamo detti quindi ringraziando declino il vostro invito a prender parte al PD.

     

    San Leucio del Sannio 27/06/08

    6월 24일

    Passaparola

     
       
    Se vuoi, puoi ascoltarlo anche in fondo alla pagina


    "Buongiorno a tutti, c’è una parola molto usurata, molto abusata, che ormai semina noi attorno a sé quando qualcuno ne parla. È l’espressione “conflitto di interessi”. Dico subito che bisognerebbe cambiarne il nome. Bisognerebbe chiamarla Pippo, Giuseppe o Giovanni, come ci viene in mente. L’importante è riaccendere l’attenzione delle persone su questo concetto che è diventato noiosissimo e impronunciabile. Chi è di sinistra non ne può più sentir parlare, perché i suoi rappresentanti tradendo il mandato popolare, non lo hanno mai risolto per legge, anzi, lo hanno moltiplicato creando i propri conflitti di interessi. Vedi caso Unipol. Nel centro-destra, appena uno sente parlare del conflitto di interessi dice: “ecco, è arrivato un comunista che ce l’ha con Berlusconi”.

    Come se il confitto di interessi fosse solo quello delle televisioni di Silvio Berlusconi. Che è il più grosso, ma non è l’unico. E quindi anche il conflitto di interessi che riguarda le dimensioni del campo dove poi destra e sinistra devono giocare la partita, cioè riguarda le regole, è diventato una sorta di guerra politica. Una guerra tra bande per cui è un po’ come quando uno parla di giustizia. Si dice: “ecco, questo è uno di sinistra!”. In realtà parlare di giustizia non è né di destra, né di sinistra. Sono questioni pre-politiche che attengono alle regole. Quindi cambiarne il nome per ridargli sostanza, per ridargli senso. Se ci fosse opposizione politica in Italia, purtroppo non ce la abbiamo, salvo Di Pietro e pochissimi altri, avrebbe un’autostrada di fronte a sé.

    Perché tutto quello che ha iniziato a fare il governo Berlusconi rientra sotto il capitolo del conflitto di interessi e la gente lo capirebbe benissimo, spiegandole alcune cose. Perché tutti i provvedimenti che vengono presi in materia di sicurezza, legalità e giustizia sono frenati dal fatto che Berlusconi non può far funzionare la giustizia. Quindi non può dare sicurezza ai cittadini, perché, come è noto, se la giustizia funzionasse lui sarebbe rovinato. Quindi continua a far finta di far funzionare la giustizia. In realtà non lo può fare, quindi continua a sfasciarla. Se l’opposizione esistesse e fosse capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai cittadini che hanno votato per Berlusconi, potrebbe far loro capire. “Ecco vedete, volevate sicurezza? Avete scelto le persone sbagliate.” Poi magari erano sbagliate anche le altre. Comunque, più sbagliate di queste, era difficile.

    Si potrebbe fare un piccolo riassunto per incominciare a raccontare questo conflitto di interessi, o meglio, chiamiamolo Pippo.

    C’era una volta un signore che nel 1994 aveva le sue aziende sotto inchiesta, come tutte le grandi aziende italiane. Soltanto che le altre aziende italiane, rassegnate al fatto che avendo pagato tangenti dovevano comunque renderne conto, andavano dal magistrato, confessavano, patteggiavano, restituivano. Cercavano di sistemare le loro cose, senza strappi. Una di queste aziende aveva un proprietario il quale non ci voleva stare a fare una confessione. Perché non ci voleva stare? Perché avrebbe dovuto confessare troppo, più delle altre. Non solo le tangenti ai partiti. Avrebbe dovuto confessare anche rapporti con la mafia e corruzione di giudici.

    Corruzione di giudici per comprare sentenze che dessero ragione a lui che aveva torto e torto alle controparti che avevano ragione. Stiamo parlando di reati talmente gravi che era impossibile confessare e rimanere nel mercato. Persino in un mercato bacato come quello del capitalismo italiano. Quindi optò per la seconda soluzione. Salvarsi dai processi entrando in politica. Infatti disse a Montanelli, a Biagi, entro in politica per non finire in galera e non fallire per debiti. Devo dire che ha mantenuto entrambe le promesse. Questo è il vero contratto con gli italiani. Questo è stato rigorosamente mantenuto. Infatti, 15 anni dopo non è ancora andato in galera e non è ancora fallito per debiti. Anzi, i debiti li ha scaricati sul mercato, cosiddetto, quotando in borsa le sue aziende e nel frattempo ha fatto un sacco di soldi grazie a una serie di leggi innumerevoli. Ma il conflitto di interessi era appunto quello che all’inizio era chiaro. Può una persona che ha le aziende sotto inchiesta andare in politica e sfasciare la giustizia per evitare che le sue aziende, oltre che sotto inchiesta, finiscano anche condannate? Nel ’94 sembrava impossibile, oggi è cronaca quotidiana. Oggi si da per scontato: “certo, sta lì! Di che cosa dovrebbe occuparsi se non delle sue aziende e degli affari suoi. Mica dei nostri, no?”. Ci sono molte persone che lo danno per scontato, senza rendersi conto che loro non fanno parte di quelle aziende quindi apparterrebbero a quelli che hanno interessi opposti. È appunto il conflitto di interessi. O Pippo.
    Nel ’94 capitò subito un incidente. C’erano un paio di indagini su suo fratello. Glielo arrestarono, il fratello Paolo, quello che va sempre in carcere al posto suo. E il fratello confessò dicendo che aveva fatto tutto lui per certe tangenti della Cariplo. Poi Berlusconi vinse le elezioni e venne fuori un maggiore della Guardia di Finanza che raccontò che il suo capo pattuglia gli aveva offerto un pezzo di una tangente che aveva appena incassato da una società del Gruppo Fininvest. E lui, giovane integerrimo, o forse solo inesperto, rifiutò quel pezzo di tangente e andò a denunciare il suo capo ai suoi superiori e a Di Pietro. Nacque l’indagine sulla corruzione della GdF e si scoprì che molte verifiche fiscali erano addomesticate da tangenti. Furono arrestati un centinaio di ufficiali e sottoufficiali della GdF e coinvolti 500 piccole e grandi aziende soltanto nella zona di Milano. Una di queste 500, anzi tre di queste 500 erano tre società della Fininvest. Le altre confessarono e patteggiarono, le tre della Fininvest non poterono perché il loro proprietario era presidente del Consiglio. E allora il presidente del Consiglio cominciò a lavorare, dato che gli stavano per arrestare il solito fratello e il pagatore, dirigente pagatore della Fininvest Salvatore Sciascia, lui decise di fare un decreto, il decreto Biondi, per impedire ai giudici di arrestare le persone per reati di corruzione e di tangentopoli. Il pool di Milano si dimise pubblicamente dalle indagini su tangentopoli perché disse: “potremo arrestare ancora i ladri di polli, ma non più i ladri di stato. È ingiusto. È una cosa che ripugna alla nostra coscienza e al nostro senso di equità”. Fortunatamente la Lega e AN, non ridotte ancora a protesi, a badanti del Cavaliere, lo costrinsero a tornare indietro rispetto a quel decreto, che fu ritirato. Infatti, suo fratello finì in galera, finì in galera anche Sciascia. Confessarono anche colpe che non erano loro, tanto poi che il fratello fu prosciolto perché si disse che l’autorizzazione non l’aveva data lui a pagare la GdF, ma l’aveva data il fratello maggiore.
    Cadde il primo governo. Arrivò il centro-sinistra, che per cinque anni fece tutto ciò che Berlusconi chiedeva in materia di giustizia. Prodi aveva un ottimo programma elettorale scritto dal ministro Flick. Giustizia più efficiente. Leggi anti corruzione, anti mafia, ecc. Non gliene fecero passare una. In Parlamento i PDS e popolari, D’Alema e Marini, si misero d’accordo con Berlusconi e approvarono tutte le leggi che erano previste nel programma di Previti, che aveva perso le elezioni. Pazienza. Leggi che mandavano in prescrizione i processi, che buttavano via le prove, che costringevano i giudici a rifare i processi daccapo cambiando le regole nel corso della partita. Leggi contro i pentiti, leggi contro i testimoni, leggi contro i poteri dei magistrati. Leggi che hanno sfasciato per cinque anni la giustizia rallentandola ulteriormente e producendo migliaia di nuove prescrizioni. Erano le famose “leggi ad personas” nel senso che all’epoca ce n’erano a centinaia di “personas” da salvare. Erano tutti gli indagati di tangentopoli che stavano per essere condannati.
    Nel frattempo si fece la Bicamerale, idea geniale di Massimo D’Alema, per mettere proprio nella Costituzione che i giudici devono essere meno indipendenti e meno autonomi dalla politica. E aggiunse tutta una serie, grazie alle bozze Boato, di interferenze del potere politico dentro la magistratura. Poi alla fine della legislatura Berlusconi gli fece pure saltare la bicamerale, perché dargli pure la soddisfazione di firmare una legge costituzionale quando ormai aveva ottenuto in Parlamento tutto quello che voleva, non gli avevano nemmeno fatto la legge contro il conflitto di interessi, nemmeno la legge antitrust sulle televisioni. Quindi all’ultimo momento fece saltare il banco e lasciò D’Alema con il cerino.
    Perché lui è così. I capi dell’opposizione li attira. Come la mantide religiosa. Li attira, ci fa un scopatine e poi se li mangia. Ha fatto così con D’Alema negli anni ’90, adesso sta facendo la stessa cosa con Veltroni, che praticamente è già stato mangiato e digerito.
    Dopo quei cinque anni di disastro del centro-sinistra sui temi della giustizia, perché poi Prodi sull’economia aveva fatto bene, aveva anche portato l’Italia in Europa, infatti l’hanno subito mandato via per sostituirlo con D’Alema, poi con Amato. Berlusconi aveva già la vittoria in pugno e fu la legislatura dei cinque anni famosi durante i quali non ha avuto tempo di fare altro, se non leggi in materia di suoi processi. È il trionfo del conflitto di interessi esattamente come la legislatura precedente. Solo che nella legislatura precedente era il centro-sinistra che gli faceva i favori, stavolta era lui che se li faceva da solo.

    Fu una legislatura che, a parte la legge antifumo e la legge sulla patente a punti, credo che il grosso delle leggi riguardassero i processi e le televisioni del Cavaliere. Ma era difficile far capire alla gente che quelle leggi erano un danno per tutti i cittadini. Perché erano talmente ritagliate sul suo caso, che soltanto alcune andavano a danno di altri. Quindi, in quel periodo era più difficile far capire il conflitto di interessi. Passò la legge sul falso in bilancio, di fatto depenalizzato, la legge sulle rogatorie – che dovevano essere cestinate tutte quante, perché mancava il timbro, il numero, la cosa – poi, per fortuna, era scritta coi piedi quella legge, contravveniva tutte le prassi e i trattati internazionali quindi fu di fatto disapplicata dai tribunali. Nessun tribunale l’ha mai applicata. Quindi non funzionò. Passò la legge che doveva facilitare lo spostamento dei processi, la legge Cirami. Ma anche quella non bastò, perché bisognava dimostrare che tutto il tribunale di Milano, 300 giudici, era infestato di toghe rosse. Dato che lì Berlusconi l’hanno sempre prescritto o in qualche piccolo caso assolto per insufficienza di prove, proprio tutto si poteva dire tranne che i giudici milanesi fossero prevenuti. Anzi, forse sono prevenuti al contrario, a suo favore. E quindi il processo rimase a Milano e non andò a Brescia. E quindi lui si inventò il Lodo Meccanico Schifani, che ovviamente essendo opera materiale di Schifani era anche quello scritto coi piedi – era di Schifani – e quindi fu immediatamente fulminato dalla Corte Costituzionale. Quindi il processo restò sospeso sei mesi, poi riprese. Fu lì che venne varata una legge devastante, non solo per i processi a Berlusconi, che uno potrebbe dire: “non me ne importa perché tanto sono amico suo!”. No, anche per i processi a carico degli altri delinquenti. Furono di fatto dimezzati i tempi della prescrizione. Quindi, mentre il Parlamento continuava ad allungare i tempi dei processi, la prescrizione – che di solito deve essere commisurata ai tempi dei processi, perché sennò scatta prima che arrivi la sentenza – bene, la prescrizione fu immediatamente dimezzata. Processi lunghi, prescrizione dimezzata. Risultato: tutte le sentenze di condanna si convertono in sentenze di prescrizione. E abbiamo pure gente impunita che se ne va in giro a dire: “mi hanno assolto perché sono innocente, sono una vittima di errori giudiziari, voglio il risarcimento!”. In realtà erano dei prescritti sfottuti, cioè degli impuniti, della gente che l’ha fatta franca. È la legge ex-Cirielli, talmente indecente, che Cirielli, che era un senatore di AN, quando ha visto come gliela avevano snaturata con gli emendamenti salva Berlusconi e salva Previti, rifiutò di prestarle il nome. Per cui ritirò la firma e non si trovò più nessuno che volesse chiamarla col suo nome e la dovettero chiamare ex-Cirielli. Alla memoria. Quella, disse il ministro Castelli, avrebbe prodotto decine di migliaia di prescrizioni in più rispetto all’anno prima. E infatti, da allora si prescrive quasi tutto. I tribunali sono ormai uffici dove entrano vagonate di carta ed escono vagonate di carta senza che succeda niente, un po’ come la macchina per tritare l’acqua.
    Quella legge passò. Berlusconi e Previti ottennero ovviamente dei benefici, anche perché in quella legge era scritto che chi ha più di settant’anni non finisce più in carcere. A parte Provenzano e i mafiosi. E infatti Previti fu di lì a poco condannato e avendo compiuto settant’anni beneficiò di questa specie di regalo di compleanno che gli avevano fatto e non entrò più in galera, andò agli arresti domiciliari. E poi gli fecero un altro regalo, che arriva fra un minuto. Ma intanto la legislatura si concluse con la legge Pecorella. Perché a Berlusconi era rimasto soltanto il processo in appello dello SME-Ariosto. E allora, dato che era preoccupato, aveva lì l’avvocato in parlamento, Pecorella, che non faceva niente, gli ha fatto una legge, che proponeva da tempo, per abolire i processi d’appello. Non tutti però. Soltanto quando uno viene assolto o prescritto in primo grado, il pubblico ministero non può più fare appello. Se invece uno viene condannato in primo grado, l’appello lo può fare. Ad libitum. “Non hai vinto. Ritenta. Sarai più fortunato la prossima volta”. Perché la giustizia serve ovviamente per garantire assoluzione e prescrizioni, non per garantire la condanna dei colpevoli. Nella loro ottica: conflitto di interessi. Pippo.
    Anche quella legge faceva schifo. Loro la rifecero uguale. Non ebbero il tempo materiale, perché stava finendo la legislatura. Prorogarono di un mese la legislatura per fare la legge che aboliva il processo d’appello a Berlusconi dopodichè la Corte Costituzionale ha fatto giustizia e ha cestinato anche la legge Pecorella.
    Finita la legislatura Berlusconi ha naturalmente perso le elezioni perché si era fatto i cazzi suoi per cinque anni. E qualcuno che non aveva proprio gli occhi foderati lo si è trovato alle urne. E quindi ha perso le elezioni, seppure di poco.

    Dopodichè è arrivato il centro-sinistra e ha continuato a fare esattamente ciò che faceva nel passato. A dargliele tutte vinte e ad occuparsi degli affari suoi, del capo dell’opposizione, invece di occuparsi degli affari dei cittadini. E quindi c’era subito un problema: Previti condannato a sette anni e mezzo, ne aveva già scontato uno e qualcosa. Con la legge ex-Cirielli lo presero dal carcere, lo mandarono ai domiciliari. Doveva rimanere lì almeno tre anni su sei rimasti. Che cosa hanno fatto? I tre anni di domiciliari glieli hanno abbonati con l’indulto. Potevano fare un indulto di un anno? Sarebbe stato giusto. Alleviava un po’ il sovraffollamento delle carceri, liberava dieci, quindicimila detenuti, teneva dentro i criminali grossi. E soprattutto era un piccolo sconto di pena. Un anno. Bene, l’hanno fatto di tre anni mandando fuori quaranta, forse cinquantamila criminali in pochi mesi, compresi quelli che erano in custodia cautelare, perché ne dovevano salvare uno: Previti.

    Naturalmente in quel momento il centro-sinistra ha cominciato a colare a picco e non si è più rialzato. E io ricordo quando io sull’Unità, Beppe Grillo sul blog, Flores D’Arcais, l’Unità di Furio Colombo e di Padellaro che continuavano a dire “non fatelo, non fatelo. Questo indulto è un disastro. Fatelo più leggero. Non salvato Previti. Guardate che gli effetti saranno devastanti”. Ci siamo presi insulti: forcaioli, giustizialisti, mascalzoni. Risultato finale: chi ha fatto quell’indulto seguito poi dalla legge Mastella liberticida per la libertà di informazione, per fortuna passata solo alla Camera, è stato punito alle urne. Ed è ritornato Berlusconi. Che, naturalmente, cosa doveva fare? Le riforme istituzionali? Il dialogo per un nuovo stato, per una nuova repubblica? Questo se lo può raccontare la sera andando a dormire Veltroni, da solo o assieme alla Finocchiaro e a quei pochi gonzi che avevano creduto al dialogo col Cavaliere ormai trasformato in uno statista.
    Naturalmente il Cavaliere che problemi aveva? Aveva i soliti problemi.

    L’Europa e la Corte Costituzionale italiana e forse anche i Consiglio di Stato che gli dicono di cedere le frequenze a chi ne ha diritto e mandare Rete4 sul satellite o venderla. E quindi, primo provvedimento: salva Rete4. secondo problema. Un processo che sta arrivando a sentenza entro l’estate: il processo Mills. Guardate, non è un processo che nasce dalla perfidia delle toghe rosse. Quello è un processo che nasce dal fatto che un giorno l’avvocato Mills, già consulente della Fininvest per la finanza estera, inglese, scrive una lettera al suo commercialista, Bob Drennan. Gli dice: “guarda che mister B. – che sarebbe il nostro presidente del Consiglio – mi ha fatto avere in Svizzera, tramite un suo dirigente, Bernasconi che poi è morto – seicentomila dollari. Me li ha fatti avere in nero, perché quelli sono un regalo in cambio delle mie testimonianze reticenti davanti al tribunale di Milano. Quando sono stato chiamato a testimoniare contro di lui, su di lui, nel processo delle mazzette alla GdF e nel processo dei fondi neri di All Iberian, io non è che proprio ho mentito. Ho fatto lo slalom, ho fatto lo zig zag. Non ho detto tutto quello che sapevo, e l’ho tenuto fuori – dice testualmente Milss al suo commercialista – da un mare di guai”. Questo, in Italia, ma anche in Italia e anche in Inghilterra, si chiama falsa testimonianza perché ha giurato di dire tutta la verità. E se uno in cambio di una falsa testimonianza poi prende dei soldi questa si chiama corruzione giudiziaria del testimone. Perché se corrompi un testimone che deve parlare di te, o lo ricompensi dopo che non ha parlato di te, vuol dire che tu ti sei comprato il processo. Cioè hai fatto in modo che un colpevole venisse assolto mentre era colpevole e meritava un condanna. Quindi, perché noi sappiamo di questa lettera? In fondo è una lettera privata di un cliente a un suo commercialista, direbbe un italiano nella sua mentalità italiana. Attenzione. Qui siamo a Londra. A Londra, il commercialista Drennan, tenuto a regole di comportamento etico strettissime, con un codice deontologico severissimo, letta quella lettera dice: “qui c’è puzza di mazzette. Qui c’è puzza di evasione fiscale”. Che cosa fa? Copre il suo cliente? Ma manco per sogno. Lo denuncia al fisco inglese. Pensate, il commercialista di Mills, pagato da Mills, denuncia Mills al fisco inglese. Parte l’indagine e le carte vengono trasmesse al tribunale di Milano per i reati commessi da quello che gli ha dato i soldi. Secondo Mills, e cioè mister B. Abbiamo quindi la confessione di un ex-consulente della Fininvest. È questo che innesca il processo. Non le toghe rosse… Naturalmente poi Mills, quando scopre che gli hanno trovato la lettera si precipita a Milano, prima dice che è vera, poi smentisce, poi ritratta, poi ritratta la ritrattazione. Ma insomma, fa fede quello che hai scritto quando pensavi che nessuno ti leggesse. A parte il tuo commercialista. Su questo si basa il processo Mills. E alla vigilia della sentenza, Berlusconi teme, sapendo ovviamente di avere fatto quello che ha fatto, una condanna non perché il giudice è rosso, ma perché c’è la lettera di Mills che lo incastra. Oltre al versamento. E quindi cosa fa? Ancora una volta è costretto a difendersi per legge. Anziché nel processo, cioè in aula, lui si difende dal processo stando in un’altra aula, quella del Parlamento, dove ha scritto una lettera al suo riportino Schifani, per farsi benedire e soprattutto per ottenere corsie di emergenza per una legge che è spettacolare. È una legge blocca-processi. Pensate che cosa si sono inventati. Dice: “noi blocchiamo tutti quei processi per fatti commessi fino a giugno del 2002 che si trovino nella fase o dell’udienza preliminare o del dibattimento di primo grado. Naturalmente il processo Mills riguarda fatti commessi entro e non oltre giugno 2002 e nella fase del dibattimento di primo grado. E li blocchiamo per un anno. Pensate che generosità. Ellekappa ha fatto vignetta bellissima, dice: “Berlusconi è altruista. Rinuncia volentieri ai suoi processi, a vantaggio di quelli altrui”. È un samaritano, praticamente. Quelli altrui andranno avanti, i suoi resteranno bloccati. Ma assieme ai suoi, resteranno bloccati tutti quelli come i suoi. E adesso qualcuno dirà: “va beh, saranno le solite quattro o cinque questioni finanziarie di cui siete fissati voi giustizialisti”. No. Vengono sospesi obbligatoriamente i processi per: sequestro di persona, estorsione, rapina, furto in appartamento, furto con strappo, associazione per delinquere, stupro e violenza sessuale, aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, frodi fiscali, usura, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, detenzione di documenti falsi per l’espatrio, corruzione, corruzione giudiziaria – è quella di Mills – abuso d’ufficio, peculato, rivelazioni di segreti d’ufficio, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, detenzione di materiale pedo-pornografico, porto e detenzione di armi anche clandestine, immigrazione clandestina – pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi – calunnia, omicidio colposo per colpa medica – tutti gli errori dei medici – omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata – tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa – truffa alla Comunità Europea, maltrattamenti in famiglia, incendio e incendio boschivo, molestie, traffico di rifiuti, adulterazione di sostanze alimentari, somministrazione di reati pericolosi, circonvenzione di incapace. Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi. Per sospenderne uno, l’Associazione Magistrati ha calcolato che ne sospende circa centomila.

    Esempio, perché poi c’è anche un aspetto psichiatrico in questa legge. Uno straniero violenta una studentessa alla fermata del tram. Secondo esempio, uno studente cede una canna di hashish a un coetaneo. Quale processo viene sospeso e quale invece si fa subito? Si fa subito quello allo studente che ha ceduto la canna. Mentre quello dello straniero irregolare che ha violentato la studentessa viene rinviato a data da destinarsi.

    Due zingarelle rapiscono un bambino. Oppure, due zingarelle rubano un pezzo di formaggio in un supermercato e uscendo urtano la guardia giurata. Quale processo si fa per primo? Naturalmente quello alle due zingarelle che rubano il formaggio. Non a quelle che rapiscono il bambino.
    Risposta numero tre. Un chirurgo in un intervento fa un grave errore e provoca la morte di un bimbo. Un giovane ruba il telefono cellulare a un coetaneo e lo minaccia con un coltellino. Quale processo si fa prima? Si fa prima quello del furto del cellulare, non quello dell’errore medico.
    Esempio numero quattro. Un assessore becca una tangente per truccare appalti. Suo figlio compra un motorino rubato e poi ci cambia la targa. Indovinate quale processo viene sospeso? Naturalmente quello per la tangente. Invece quello per il motorino si fa subito.
    Infine, uno straniero ubriaco a bordo di un’auto rubata investe tre pedoni sulle strisce. Oppure due parcheggiatori abusivi chiedono un euro a un automobilista e minacciano di rigargli la macchina se non glielo da. Quale processo si fa per prima? Quello al posteggiatore abusivo. Quello allo straniero ubriaco che ha steso le tre persone sulle strisce, no.
    Questi sono tutti esempi che ha fatto l’Associazione Magistrati in uno studio sugli effetti di questa legge. Una legge che oltretutto non sospende i processi solo per un anno. Dice di sospenderli per un anno, poi in realtà bisognerà rimetterli a ruolo. La prescrizione si blocca per un anno. Dopodichè tutti i tempi morti, anni e anni, che richiederanno ai tribunali per rimetterli nel ruolo, farà sì che tutti quei processi sospesi per un anno riposeranno in pace e finiranno tutti in prescrizione. Compreso quello a Berlusconi. È quello che vi dicevo prima. È facilissimo con questi esempi far vedere come, per bloccare il processo Mills, si bloccano un terzo dei processi che poi realmente si fanno – un quarto, un quinto, stiamo parlando comunque di una quota enorme – che tutte le vittime che aspettavano di avere giustizia da quei processi si dirà loro: “chi si è visto, si è visto. Perché Berlusconi esce, e quindi escono anche tutti quelli come lui”. Il conflitto di interessi è immediatamente chiaro. Lo si capisce benissimo. Il nostro interesse è che quei processi si facciano. Il suo è, ovviamente, che quei processi non si facciano perché così non si fa nemmeno il suo, che non arriva a sentenza. E lui lo sa, come sarà la sentenza. Prossima settimana vedremo, tanto la stanno scrivendo, quali conseguenze comporterà e quali balle ci stanno raccontando a proposito del Lodo Schifani Bis. Il Lodo Schifani bis stanno preparandolo, stanno decidendo quali alte cariche inserire. Perché cinque sembravano poche, quindi pare che adesso ne vogliano mettere diciannove, forse anche il presidente dell’ArciCaccia, chi lo sa, l’Esercito della Salvezza… ci sono varie istituzioni da immunizzare. E probabilmente, da quando si è messo il panama in testa, come Al Capone, e ha chiesto a un vescovo di fargli fare la comunione anche se è divorziato, è molto probabile che nel Lodo Schifani bis ci sia anche il diritto di fare la comunione almeno per i divorziati che hanno il nome che comincia per “S”, il cognome che inizia per “B” e la testa bitumata.
    Grazie e passate parola."



    6월 21일

    Sicurezza

    Comunque la si calcoli la contabilità sulla Sicurezza non torna mai. In Italia ci sono 600 omicidi l’anno, più o meno quanti nella sola città di Los Angeles. Eppure la sensazione diffusa è l’assedio, il campo di battaglia, la perpetua notte dei morti viventi che ci aspetta al di là della soglia di casa, appena oltrepassate le telecamere che ci sorvegliano e ci proteggono. Il volto del sindaco Letizia Moratti, prosciugato dalla tensione, non fa che confermare l’allarme. Non bastano più i 100 mila poliziotti, né i 100 mila carabinieri. Ci vuole l’esercito: 2.500 ragazzi ben armati. Da distribuire come? Uno ogni 3 comuni (che sono 8 mila)?  Ma allora perché non arruolarne 25 mila?

    Eppure. Se è davvero la sicurezza a ossessionarci, come mai non altrettanta attenzione è dedicata a quella sul lavoro? Nelle fabbriche e nei cantieri si muore più del doppio, 1300 salme l’anno, con fiammate anche spettacolari, come l’anno scorso alla Thyssent e l’altra settimana a Catania, con i telegiornali che lacrimano e i politici che portano i fiori della solidarietà e dell’indignazione da prima serata. Come mai il ministro Ignazio La Russa non ha ancora proposto l’impiego dei Bersaglieri a vigilanza dei cantieri? O quello dei Lagunari per stanare i reclutatori di manodopera clandestina? Gli operai liquidati per asfissia valgono meno di un tabaccaio ucciso per rapina?

    E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Perchè ci spaventano meno dei nomadi che lavano vetri, chiedono l’elemosina, rubano qualche portafoglio? E perché non ci allarma, ma anzi incassa consensi crescenti, un governo che organizza leggi contro i magistrati, dimezza i tempi delle prescrizioni, allestisce trappole contro le intercettazioni? Dovrebbero essere le incongruenze (e la potenza della propaganda) a farci un po’ di paura.

    Vanity Fair
    6월 20일

    E li chiamavano estremisti

    Ebbe’, guarda te questi antiberlusconiani, questi demonizzatori, questi che continuano a nominare Berlusconi invece di ignorarlo (“il principale esponente dello schieramento a noi avverso”…), questi giustizialisti da strapazzo. Guarda questi del Piddì riformatore e bipartisan, questi della “nuova opposizione” tanto per bene e gentile, che se ne escono dall’aula alla prima porcata grande come una casa. Che cialtroneria è stata, quella di rappresentare l’opposizione del 2001-2006 come prigioniera di una banda di assatanati, che faceva (orrore!) i sit-in, l’opposizione notturna, le marce in piazza Navona, il teatro civile dei parlamentari, comizi ovunque, che parlava di “legge uguale per tutti”. Che pessima operazione intellettuale è stata quella di dipingere come estremisti poco pensanti i “girotondi”, i quali in realtà -esprimendo i bravi ceti medi riflessivi- avevano un po’ più di comprendonio dei geni della politica e soprattutto portavano la gente di sinistra a votare. C’erano dentro anche un po’ di talebani? Certo, come ce li ha ogni movimento appena dotato di un po’ di vigore e di radicalità. Ieri è stato un mesto spettacolo vedere la “nuova opposizione” uscire dall’aula. Si sono rimangiati tutto in un pugno di giorni. E’ bastato che il Grande Venditore dimostrasse di essere sempre uguale a se stesso e tutto è andato in frantumi. Penoso vedere l’opposizione che rappresenta milioni e milioni di italiani dispiaciuta che Berlusconi abbia “perso l’occasione per dimostrarsi uno statista”. Davvero pensavano di esserne ascoltati sol perché lo riverivano?Dubito però che questo aprirà la strada a una riflessione autocritica. Dubito che dopo una sconfessione così smaccata di un’intera campagna elettorale (finita non per nulla con una clamorosa sconfitta) nel Piddì si chiedano se possono ancora farsi guidare da gente eletta da nessuno, né in parlamento né nel partito. Il cuore delle istituzioni è vicino all’infarto. E io, chissà perché, rivedo sempre quel film: i coltelli contro Prodi, i pavoni della sinistra, i ricattatori del centro, Bertinotti che annuncia la fine del governo, Veltroni che scalpita, Marini che pensa al governo istituzionale. E l’Italia nelle mani di Berlusconi…E hanno la pretesa di guidarci…
    Qui, amici cari, ci vuole un terremoto.

    6월 14일

    Un amore interrotto a San Leucio!!!

    "Un paese nel totale degrado, amministrazione incapace di governare e maggioranza spaccata": questo il quadro emerso dalla conferenza organizzata dal gruppo consiliare dell’Udeur .

    Una denuncia molto forte quella dei due consiglieri del Campanile, Leucio Zollo e Bartolo Iannace, che nell’ incontro pubblico dell’altra sera hanno voluto spiegare il perché dei tanti ritardi accumulati nella realizzazione di opere e progetti "che pure – ha spiegato Zollo - erano i punti di forza del programma elettorale stilato quattro anni".
    Varie le questioni trattate ‘da quella del campo sportivo, abbandonato e privo di manutenzione e gestione, al miglioramento dei servizi tuttora latenti, dall’approvazione del Puc costato 125mila euro e che dopo tre anni ancora non vede luce, al Piano di zona dove si è assistito in questi ultimi quindici anni ad uno sperpero di denaro pubblico, con più di 600mila euro pagati per espropri senza poi concludere nulla. Ed ancora dalla manutenzione delle strade che versano in condizioni pessime al macello comunale costato 800 milioni delle vecchie lire e diventato una discarica a cielo aperto privo di una programmazione di utilità, dalla raccolta differenziata che tarda a decollare ai tanti progetti che "a fatica – seguita l’assessore alla promozione e alla valorizzazione del territorio - si cerca di portare avanti e che puntualmente vengono boicottati, come quello di Palazzo Zamparelli, presentato all’ultimo momento e finalmente approvato".

    "Non c’è stato – afferma, invece, Iannace – mai un confronto sulla situazione finanziaria e le opere da realizzare; a decidere, nella più assoluta oscurità, è sempre il Sindaco e i suoi quattro assessori di fiducia. Gli incarichi tecnici e professionali non vengono attribuiti come dovrebbero, cioè con avvisi pubblici e secondo il sistema della turnazione, addirittura a volte sono privi della copertura finanziaria. Ci sono situazioni che vengono risolte in tempi brevi, a esempio l’antenna di Piripintone, ed altre invece che giacciono mesi e mesi, come per esempio lo Sportello Unico per le attività Produttive. Insomma si fanno opere a seconda del consigliere di turno che le propone e non in funzione dell’interesse della Comunità. Il problema vero – spiega l’ex Assessore all’urbanistica - è che non si vogliono utilizzare le risorse che ci sono, ma al contrario si cerca di reprimerle a favore del clientelismo più assoluto. Lo sviluppo fa paura perché abolisce i privilegi e non permette più di far leva sul bisogno della gente. Questo è un paese ormai tramortito, con una miseria dilagante, un aspetto da terzo mondo, vittima dell’indifferenza generale. Non vi è un vero e proprio programma per rendere questo territorio più decoroso, ma individualismi di parte ed atteggiamenti tesi a frenare qualsiasi idea capace di apportare sviluppo e di smuovere questa situazione di stallo che dura ormai da troppo tempo. C’è bisogno di azioni concreti e non del solito fumo negli occhi, di treni ne abbiamo persi già troppi, perciò e ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità ed anteponga il bene della collettività agli interessi individuali. Non si può più fare finta di niente, continuare con questo silenzio – conclude Iannace - le cose vanno dette e, soprattutto, vanno fatti i nomi di quelli che stanno dietro all’arretratezza che impera in questa Comunità".

    Il dibattito si è concluso con due richieste da parte degli esponenti del Campanile: una rivolta all’architetto , Pio Castello, redattore del Piano, di consegnare e protocollare il Puc entro la prossima settimana; l’altra al Sindaco e alla Giunta di adottarlo prima dell’approvazione del Bilancio, pena il voto contrario a quest’ultimo.





    DOPO UN PAIO DI GIORNI

    Il sindaco, Romeo Furno, nei giorni scorsi ha revocato le deleghe all’urbanistica e alla promozione e valorizzazione del territorio rispettivamente ai consiglieri Bartolomeo Iannace e Leucio Zollo. Decisione che giunge quanto mai inattesa, ma che forse stava già nell’aria dopo l’attrito nato in seguito alla decisione del Primo cittadino di uscire dall’Udeur per schierarsi con il Popolo delle Libertà alle ultime elezioni Provinciali. Sicuramente avrà giocato un ruolo decisivo anche l’incontro pubblico organizzato dai due esponenti del Campanile che, senza mezze parole, hanno denunciato il cattivo operato dell’attuale Amministrazione.
    Raggiunto telefonicamente ci ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a prendere una tale decisione. “Con le dichiarazioni fatte pubblicamente dai consiglieri Iannace e Zollo è venuto meno il rapporto di fiducia. Il fatto che due membri della maggioranza si dissocino e, addirittura, parlino contro l’operato di una compagine di cui fanno parte è un grave atto che non si può, in alcun modo, accettare. L’incontro di domenica, però, non è l’unico episodio – seguita il sindaco - avendo i due in più occasioni, anche attraverso volantini, dimostrato dissensi e lanciato accuse infondate”. E sul fatto di prendere decisioni senza consultarsi con la Giunta se non con alcuni assessori di fiducia Furno aggiunge: “Non credo di aver mai interferito con le deleghe, avendole conferite in piena fiducia, ma anzi di aver sempre fatto in modo che ognuno espleti autonomamente il proprio ruolo”.

    Breve storia del sen. Di Girolamo, ineleggibile ma eletto

    COME MAI NESSUN TG NE PARLA ???

    Senatore DI GIROLAMO Nicola Paolo
    Circoscrizione estera di elezione: EUROPA
    Residente a Bruxelles (Belgio)
    Professione: Avvocato, imprenditore
    Elezione: 13 aprile 2008
    Proclamazione: 23 aprile 2008
    Membro Gruppo PdL
    Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione)


    Il Senatore del Popolo della Libertà Nicola di Girolamo inizia il suo mandato senatoriale con una prima nota di merito: attentati contro i diritti politici del cittadino, falsa attestazione a pubblico ufficiale sull’identità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale determinata dall’altrui inganno, concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali determinata dall’altrui inganno, falsità in atti destinati alle operazioni elettorali e false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie.

    Queste sono le accuse rivoltegli dal GIP Figliolia che richiede per lui gli arresti domiciliari. L’accusa è chiarissima: “In spregio alle istituzioni e senza alcun rispetto per il corpo elettorale e per i diritti politici del cittadino, con una serie incredibile di inganni ha impedito di fatto che gli elettori potessero manifestare le proprie scelte essendo stati indotti in errore”.
    Ciò che è riferito qui di seguito è estratto dalla richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, rivolta alla Giunta per le elezioni del Senato.

    La storia inizia con la caduta del governo Prodi. A Di Girolamo potrebbe essere stato offerto un seggio “blindato”, ma sfortunatamente gli capita quello del collegio Europa. Al candidato manca l’unico requisito fondamentale per la candidatura: la residenza all’estero.
    Inizia così un turbinio di telefonate, che lo porta a Bruxelles, in data 14 febbraio, nell’estremo tentativo di imbastirsi una cittadinanza belga, che non riesce a portare a segno. Senza rassegnarsi, attraverso un amico comune, Stefano Andrini, Di Girolamo entra in contatto con Oronzo Cilli, italiano proprietario di un appartamento nel comune belga di Etterbeek. Cilli è amico di Aldo Mattiussi, collaboratore amministrativo a contratto del Consolato italiano, con il quale riesce a fissare un appuntamento in soccorso a Di Girolamo. E’ il 5 marzo, le elezioni si avvicinano, e finalmente per il candidato del Popolo della Libertà le cose vanno per il verso giusto. Al termine dell’incontro Di Girolamo è cittadino belga, grazie a una firma del Console falsificata da Mattiussi su un certificato consolare attestante la residenza a casa di Cilli, in Avenue de Tervueren, 143. Per ringraziare il Mattiussi, Di Girolamo gli fa recapitare una scatola di sigari.

    Sfortunatamente, l’indirizzo risulta inesistente. O meglio, esiste, ma in un altro comune, Woluwe Saint Pierre. Quando al neo-cittadino belga arriva la scheda elettorale, il pacco postale viene respinto perchè destinatario sconosciuto. Ma il candidato non si scoraggia: manda un suo fattorino a ritirare il pacco al consolato, presso gli uffici di Mattiussi.
    E non essendo presente, forse per gli impegni di campagna elettorale, Di Girolamo fa votare al suo posto il fattorino, Dario Ferrante, vero inquilino dell’appartamento.
    Il Senatore Di Girolamo riceve un avviso di garanzia e sapendo di doversi presentare all’interrogatorio (in cui si è poi avvalso della facoltà di non rispondere) decide di arrivare preparato. Risulta infatti che l’8 maggio, due giorni prima dell’incontro col pm, sia stata depositata la richiesta ufficiale per la cittadinanza.

    Epilogo della faccenda: Nicola di Girolamo è diventato senatore, pur non essendo eleggibile. Siede tra gli scranni di Palazzo Madama ed è diventato membro della commissione affari esteri. 

    Pancho Pardi
    - 14 giugno 2008
    6월 12일

    L'Onorevole Angelino

    Un uomo dotato di un minimo di dignità, al posto di Angelino Alfano, dopo che tutti i suoi dati sulle intercettazioni sono stati sbugiardati da Luigi Ferrarella e Carlo Bonini sulle prime pagine del Corriere e di Repubblica (oltreché su l’Unità), avrebbe già scavato un buco in terra e vi sarebbe sprofondato, rosso di vergogna. E in un altro paese un ministro come Alfano sarebbe già stato dimissionato dal suo governo. Perché delle due l’una: o Alfano è un incompetente, e allora se ne deve andare; o mente, e allora se ne deve andare a maggior ragione. Invece Angelino è Angelino, il Cainano è il Cainano e l’Italia è l’Italia.


    Dunque il Guardasigilli ad personam resterà al suo posto e verrà premiato: le sue bugie sono servite a mettere in circolo una carrettata di balle e a trasformare un efficacissimo strumento d’indagine in un’emergenza nazionale che ora allarma anche mezza opposizione e persino il capo dello Stato. Tg e giornali della ditta fanno il resto, rilanciando le panzane come se fossero vere (memorabile la prima pagina del Giornale: «Tutti gli italiani sono intercettati»).

    La truffa funziona perché sembra basarsi su dati statistici, ma per capire che sono manipolati basterebbe ascoltare l’esordio del ministro (non di un passante) nell’audizione dell’altroieri alla commissione Giustizia della Camera (non al bar o a Porta a Porta): «Secondo un mio calcolo empirico e non scientifico, è probabilmente intercettata una grandissima parte del nostro Paese». Capito? Lui fa i calcoli empirici. E conclude:
    1) «Oltre 100 mila persone l’anno sono intercettate in Italia»,
    2) «mentre negli Usa sono 1.700, in Svizzera 1.300, in Gran Bretagna, 5.500, in Francia 20 mila»;
    3) «Le 100 mila persone intercettate fanno o ricevono mediamente 30 telefonate al giorno. Così si arriva a 3 milioni di intercettazioni».
    4) «La spesa sulle intercettazioni è in continua crescita: è aumentata del 50% dal 2003 al 2006» e occupa «il 33% delle spese per la Giustizia».

    Difficile concentrare una tale densità di balle, per quanto «empiriche», in così poche parole. Vediamo.
    1) I decreti di autorizzazione dei gip alle intercettazioni sono stati nel 2007 appena 45.122 (più 34.844 di convalida, cioè di proroga quindicinale sulle stesse utenze); ma anche prendendo per buono il dato del ministro, 124.845 provvedimenti complessivi, la cifra non indica il numero dei soggetti intercettati: ogni decreto corrisponde a un’utenza, cioè a un numero telefonico (e spesso viene reiterato anche 3-4 volte, visto che ogni 15-20 giorni bisogna rinnovare il provvedimento). E quando s’intercetta un indagato si controllano i suoi cellulari, numeri di abitazione, mare, montagna, ufficio, auto, senza contare che il tizio cambia spesso scheda per sfuggire ai controlli. Il che significa che, a dir tanto, gli intercettati arrivano a 80 mila l’anno (su 3 milioni di processi). Pari non a «tutti gli italiani» o alla «grandissima parte», ma allo 0,2% della popolazione.

    2) Contando anche i diversi interlocutori dall’altro capo del filo, si arriva all’incirca all’1%.

    3) Paragonare il dato italiano con quello degli altri paesi è come raffrontare le mele con le patate, visto che negli altri paesi il grosso delle intercettazioni le fanno, senza controlli né statistiche, i servizi segreti, le polizie, i pompieri, gli enti locali, le autorità di borsa ecc. Il nostro, come ha appurato nel 2006 la commissione Giustizia del Senato, è il sistema più garantista d’Europa. E l’80% degli ascolti riguarda la criminalità organizzata, cioè le mafie, sconosciute negli altri paesi europei.

    4) La spesa per intercettazioni non è in aumento, ma in calo: nel 2005 era di 286 milioni, nel 2006 è scesa a 246, nel 2007 a 224 (40 in meno ogni anno). E 224 milioni non sono «il 33% delle spese per la Giustizia» (7,7 miliardi nel bilancio 2007), ma il 2,9%.

    Ecco, la spesa reale è un decimo di quella sparata dall’ empirico ministro. Ma potrebbe avvicinarsi allo zero se lo Stato facesse lo Stato: obbligando le compagnie telefoniche, concessionarie pubbliche, ad applicare tariffe scontate o gratuite per le intercettazioni (che ora costano allo Stato 1,6 euro al giorno per i telefoni fissi, 2 per i cellulari, 12 per i satellitari); acquistando le attrezzature usate dagli agenti per intercettare, anziché affittarle a prezzi da favola da ditte private; recuperando le spese di giustizia dai condannati, che devono pagare i costi sostenuti dallo Stato per processarli (oggi si recupera il 3-7%).

    Resta da capire come possano il Pd e l’Anm «dialogare» con un ministro così, solo perché è «pacato». Spara cazzate, ma pacate.

    Marco Travaglio - Ora d'Aria da L'Unità

    6월 10일

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