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9월 17일 Come Sopravvivere all’Olocausto e Raccontarlo agli Amici. Parte prima: -4 Dal momento che il 10 settembre 2008 ho visto come sono andate le cose, ho deciso di anticipare la stampa di ben quattro anni e una manciata di mesi: la prossima fine del mondo ci sarà nel 2012. Precisamente il 21 dicembre 2012. Sull’ora precisa si sta informando chi di dovere. Io spero che sia verso le quindici, che a quell’ora mi prende sonno e non ho mai niente da fare. Badate che quella del 2012 non sarà una fine del mondo come quella del 10 settembre. Ci sono delle differenze sostanziali che non vanno prese sotto gamba e vedo di elencarle partendo dalla fine del mondo più recente, quella del 2008 insomma. Le modalità dell’ultimo scampato olocausto sono ormai quelle ben collaudate dell’epoca contemporanea, cioè fanno capo alla tecnologia. -La prima si ebbe negli anni ‘40 quando un manipolo di fisici (capeggiati dal Dottor Morte) partecipò al progetto Manhattan. In quell’occasione un certo Teller pronosticò che lo scoppio di una bomba atomica avrebbe incendiato l’atmosfera e causato gravi danni alla specie umana tra i quali figuravano l’estinzione ed i melanomi. In realtà Teller si sbagliava e, contrariamente alle psicosi mondiali, l’atomica ebbe come effetto il rifiorire dei freaks nei circhi di tutto il mondo. -La seconda catastrofe mondiale del ‘900 si ebbe nel 2000 (ah!), in cui la nostra civiltà sarebbe collassata a causa del Millennium Bug e della nostra dipendenza dai computer. In realtà non accadde niente, a parte il fatto che le aziende informatiche incassarono miliardi per aggiornare computer che non necessitavano aggiornamenti. L’unico disastro che venne preso sotto gamba quell’anno fu la messa in onda del Grande Fratello in Italia e a vederla ora è un vero peccato che il Millennium Bug non fu niente. -La terza catastrofe (ma più piccola, una catastrofetta) si ebbe nel 2001. Qualcuno pensò che il Millennium Bug sarebbe arrivato infatti proprio quell’anno visto che si apriva il nuovo millennio. Invece niente. In compenso venne messa in onda la seconda edizione del Grande Fratello. -La quarta catastrofe è quella più recente, ovvero il buco nero del Cern. Se n’è già parlato abbastanza e non voglio tediarvi con un inutile resoconto delle vicende. In ogni caso è finita che l’umanità ce l’ha fatta anche stavolta. -In anteprima vi posso svelare che la prossima catastrofe in chiave tecnologica avverrà nel 2038, anno in cui la farà da padrone il bug del 2038. Facente parte della stessa famiglia del Millennium Bug, questo del 2038 sarà un altro degno avversario dei computer di tutto il mondo. Notizie certe le abbiamo ricevute tramite John Titor, un viaggiatore del tempo che provenne dal 2036 e arrivò nel nostro presente (a bordo di una DeLorean) per risolvere il baco nel suo futuro. Tra le tante notizie che questo viaggiatore del tempo ci lasciò spicca l’olocausto nucleare del 2015. Quindi siamo a sei. Come ho già accennato prima, il carattere di queste disgrazie aberranti dell’età contemporanea non si basano sull’ineluttabilità del fato, ma piuttosto sono un misto di: punizione divina, decadimento sociale ma soprattutto fallibilità umana. Infatti in tutti questi casi, l’agente che mette in pericolo l’umanità è lo stesso uomo sotto forma di un gruppo di scienziati pazzi coadiuvati dal Dottor Morte. Ovviamente gli elementi classici di una catastrofe standard ci sono tutti (a parte l’olocausto intendo) anche se distinguibili in due casi. Il primo è l’evento più inquietante ovvero la distruzione planetaria. A quanto pare, questo concetto estremo appare con la sperimentazione di tecnologie rivoluzionarie. Nello specifico dei casi prima citati, tecnologie che manovrano in qualche modo grosse quantità di energia. Ma questa è solo una prima facciata, perché la psicosi si genera nel momento in cui le tecnologie in questione vanno a ricreare condizioni naturali estreme. Infatti la bomba atomica prende “ispirazione” dallo studio delle reazioni che avvengono nelle stelle, mentre gli esperimenti del Cern poggiano le loro basi sui raggi cosmici (e dove si approderà lo scopriremo solo in seguito, cosa che avviene banalmente con quasi tutti gli esperimenti innovativi). Abbiamo quindi dei punti fermi: l’uomo sfida la natura, la natura è troppo per l’uomo, l’uomo viene distrutto senza possibilità d’appello. Nel secondo caso che si denota negli esempi sopra citati, non configura la distruzione del pianeta, ma semplicemente un’umanità regredita, spaesata e probabilmente avviata a diventare brutale. Il meccanismo è semplice: l’uomo si affida al suo ingegno, l’uomo demanda i suoi bisogni alle macchine quindi al suo ingegno, l’ingegno falla, l’uomo si ritrova a ricominciare da capo in un ambiente ostile. Di solito questo tipo di apocalisse più lieve viene presa come l’occasione per l’umanità di redimersi, cioè creare una nuova società libera dagli errori del passato. A ben vedere una battaglia persa nel momento in cui si decide di ricreare una società e questo ci dimostra che se apocalisse dev’essere, meglio una fatta bene senza possibilità di scampo. Non ultimo tra i disastri spazza-umanità ce n’è uno particolare: lo sconvolgimento climatico. Ovviamente attuato dall’uomo. Paradossalmente questo è la tragedia più reale che possa colpire l’umanità ma nonostante tutto non riceve l’impatto mediatico che richiederebbe e, cosa più strana, non scatena psicosi. Le conclusioni che si possono ricavare da questi disastri sono semplici: l’uomo non si fida dei suoi simili ma soprattutto ha terribilmente paura di morire. Se ci avete fatto caso, con lo sconvolgimento climatico sono saliti a sette i disastri che l’uomo ha paventato in questi tempi recenti. Non per inquietarvi, ma vi lascio un appunto. Da Wikipedia: 7. Prendetelo come un anticipo della seconda parte. 9월 16일 La Crisi Internazionale del Liberismo: Freddie, Fannie, Lehman Brothers e la Favola del Libero MercatoC’era una volta… le favole cominciano tutte così, per poi finire con … e vissero per sempre felici e contenti. Peccato che non ci sia nessuno felice e contento in questa storia, e se c’è se ne sta ben nascosto. Ma andiamo con ordine. C’era una volta un villaggio in cui vivevano due giganti; non erano amici, si guardavano in cagnesco, se ne dicevano di tutti i colori, si sfidavano a chi aveva la casa più bella, ogni tanto si davano qualche schiaffone, ma senza mai esagerare. In fondo ognuno si faceva gli affari propri e dava fastidio come poteva ai rispettivi vicini di casa; vicini che, volenti o nolenti, ogni tanto diventavano la scusa per una scazzottata, e di solito ne pagavano le conseguenze. Il mondo, si sa, è dei prepotenti. Nonostante tutto c’era un certo equilibrio, forse perché ognuno dei due, per far vedere quanto era bravo, cercava di far funzionare le cose nel suo quartiere. Quartieri che, per rendere più evidente il tutto, erano stati separati da un muro. Poi un bel giorno, i vicini di casa del gigante che abitava ad est, decisero che ne avevano abbastanza di quella situazione, e buttarono giù il muro. Da quel giorno niente fu più lo stesso. Il gigante dell’est vide crollare il suo quartiere una casa alla volta, fino a che anche la sua casa andò giù; il gigante dell’ovest assistette al crollo del nemico con malcelata soddisfazione, e si fece subito avanti per accaparrarsi quello che avanzava del disastro, diventando così il padrone incontrastato del villaggio. Naturalmente, poiché le persone sono sempre pronte a saltare sul carro del vincitore, tutti cominciarono a decantare le virtù (vere o presunte che fossero) del gigante dell’ovest, a dire che l’altro aveva sbagliato tutto, che le sue idee erano assurde, che le uniche idee buone erano quelle di chi aveva vinto, e cose così. Uno vince, l’altro perde: sembrava finita lì. Invece un brutto giorno, un gruppo di selvaggi che viveva nel bosco vicino al villaggio, attaccò quella pacifica gente e distrusse il tempio che il gigante dell’ovest aveva costruito al centro del villaggio. Sembrava un colpo mortale per quella gente, ma il gigante si affrettò a tranquillizzare i suoi concittadini: “calma, non è successo niente… andremo avanti come sempre… tornate alle vostre attività…”. Il tutto accompagnato dalla promessa che quei selvaggi sarebbero stati sterminati. La gente tornò al lavoro rassicurata, il bosco circostante venne distrutto, ma dei selvaggi non si trovò traccia; chi ne fece le spese invece furono i poveri contadini che vivevano fuori del villaggio, tutte persone che non avevano nulla a che fare con i selvaggi e che non avrebbero mai fatto male ad una mosca. A dispetto però dei proclami che il gigante periodicamente faceva arrivare al villaggio, le cose non funzionavano più. Gli abitanti del villaggio, sempre più numerosi, cominciavano a dubitare del gigante, la vita del villaggio cominciò a cambiare, i rapporti non erano più gli stessi, gli affari non convincevano più, le decisioni del gigante erano sempre più impopolari, le sue idee non si dimostravano più così buone come un tempo. Finché arrivò il giorno che l’enorme palazzo messo in piedi e ripetutamente magnificato dal gigante, quello che da tutti era preso come l’unico modello possibile, crollò. Come erano crollati il muro, la casa del gigante dell’est e il tempio, anche il palazzo del gigante dell’ovest era arrivato al capolinea; ed era un palazzo talmente grande che crollando schiacciò sotto le sue macerie tutto il villaggio e i suoi abitanti. La favola finisce qui e a noi tocca di trovare una morale. E la morale che vedo io, mettendo da parte le metafore, è che tra il liberismo e l’economia pianificata non ci sono vincitori, ma solo perdenti: i cittadini. La storia ci ha insegnato che, soprattutto nei momenti di maggiore crisi, a pagare il prezzo più alto sono le persone comuni, quelle che non hanno alcuna colpa del disastro; contemporaneamente le classi più elevate ne approfittano per razziare il possibile. Che l’economia pianificata praticata dai sovietici fosse insostenibile, oltre che ingiusta, non ci sono dubbi. Ma se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulla vera natura del liberismo, l’11 settembre 2001 ne ha messo a nudo il difetto di fondo. “Troveremo i responsabili e li puniremo. Tornate a fare shopping”. Le parole del presidente americano all’indomani della tragedia sono molto chiare, per chi le vuole capire: l’importante è comprare, spendere, far funzionare il mercato; il resto è secondario, compresa la vita delle persone. In questo gioco, il libero mercato ha il ruolo (teorico) di grande regolatore; un meccanismo capace di funzionare perfettamente senza interventi esterni. Una favola che troppe persone hanno pagato a caro prezzo; un gioco al massacro in cui pochi si sono arricchiti a danno di molti. Da anni ormai assistiamo al cedimento di questo sistema che, giorno dopo giorno, sta perdendo pezzi sempre più grossi; non solo negli USA. Gli ultimi di una ormai lunga serie sono i cosiddetti Freddie Mac e Fannie Mae; due compagnie che insieme controllano oltre il 50% dei mutui concessi negli USA. Il peso delle sconsiderate operazioni finanziarie cui dovevano far fronte è diventato eccessivo, e non ce l’hanno più fatta: il governo USA è dovuto intervenire per nazionalizzarle, evitando così che la loro crisi trascinasse nel baratro l’intero sistema creditizio. O perlomeno rimandando il momento fatale.Notizia di questa settimana è il fallimento della banca Lehman Brothers, il più grande crack finanziario di tutti i tempi. Ma al di là dei patetici tentativi di sminuire il fatto, che in Italia la stampa (guarda caso!) sta coprendo in maniera ridicola, questo intervento segna un punto di svolta e mette in luce una verità che si voleva tenere nascosta: il sistema economico statunitense non sta in piedi, il modello liberista è fallimentare. E’ ora (anzi, è già passata) di trovare nuovi modelli, nuovi meccanismi che permettano all’economia di funzionare in maniera equilibrata, evitando l’eccessiva concentrazione di ricchezza, senza per questo penalizzare chi investe e dimostra capacità; un sistema che, offrendo opportunità e non elemosine, sia capace di ridurre, una volta tanto, il numero dei poveri; un circolo virtuoso che produca benessere per una parte sempre crescente di popolazione. Invece assistiamo ad una folle corsa sulla strada che porta al fallimento, senza accorgerci che quelli che ci spingono a correre di più, si stanno man mano defilando dalla gara, per arroccarsi in posizioni più sicure. E ancora una volta a farne le spese saranno i cittadini; colpevoli solo di essere ciechi. 9월 15일 SOCRATE DOVEVA EVADERE?Socrate è stato condannato a morte e questa condanna è divenuta il paradigma della giustizia ingiusta. Nell’attesa dell’esecuzione Critone offrì al vecchio la possibilità di sfuggire al suo destino - la sua evasione era stata organizzata e non appariva difficile - ma il filosofo rifiutò. Pur reputandosi innocente, tanto che per sé aveva proposto come “pena” adeguata una nomina equivalente a quella di senatore a vita, sostenne che, avendo per tutta la vita obbedito alle leggi, si sentiva obbligato a farlo anche a costo della sua vita. La condanna era ingiusta ma se le leggi erano ingiuste, non bisognava violarle, bisognava modificarle. Fra l’altro allora ogni città di una certa dimensione faceva Stato a sé e dunque si poteva scegliere l’ordinamento giuridico al quale essere sottoposti. Chi non amava le leggi di Atene ben poteva andare a vivere a Tebe o a Sparta. Il filosofo aggiunse anche che aveva già settant’anni e non valeva la pena di violare leggi e contraddirsi solo per vivere qualche anno in più. Nei secoli, la nobiltà con cui Socrate affrontò la morte è stata un topos, un classico argomento di discussione: e l’ammirazione per il filosofo è stata universale. È tuttavia lecito affermare che per questa particolare scelta di comportamento si possono avere dei dubbi. Se il grande pensatore si fosse reputato colpevole, e avesse scelto di morire, si sarebbe potuto capire: avrebbe per così dire condiviso l’opportunità della pena inflittagli. Egli viceversa si reputava non solo innocente ma addirittura persona che aveva reso grandi servigi allo Stato: dunque non condivideva la condanna. Si limitava a rispettare le leggi solo perché leggi dello Stato e attribuiva loro con ciò stesso una sorta di sacralità, al punto che al primo posto non veniva la loro giustizia - e infatti la sua condanna era ingiusta - ma il fatto che esse avessero il crisma dell’ufficialità. E questo è difficile da condividere. Se le leggi, come le Tavole che Mosè ricevette sul Sinai, emanassero direttamente da Dio, sarebbe fuor di luogo discuterne la saggezza e perfezione. Ma le leggi di Atene, come le leggi di qualunque paese in ogni tempo, sono il risultato della decisione degli uomini. Ed anzi degli uomini politici. Esse dipendono dal periodo storico, dalle convinzioni dei legislatori e perfino dai loro pregiudizi. Nulla assicura che siano giuste. Fra l’altro, se fossero sacre, sarebbero anche eterne e invece mutano nel tempo. È perciò opportuno obbedire alle leggi per civismo, quando si pensa che siano ragionevoli, o per paura della sanzione: ma pretendere una sorta di adorazione della norma dello Stato in quanto tale è francamente eccessivo. Del resto questa è cosa che non richiede nemmeno il legislatore. Nel processo penale, mentre i testimoni devono giurare, prima di deporre, l’imputato non è tenuto a farlo: la stessa legge reputa legittimo che l’accusato cerchi di sfuggire alle proprie responsabilità. Anche mentendo. Anche quando sa di essere colpevole. Figurarsi quando si reputa innocente. Si potrebbe dire che il rapporto del cittadino con la legge sia retto da questi principi: a) la legge va obbedita quando la si condivide. Anche se si è in una strada deserta, non è bene buttare per terra il pacchetto di sigarette vuoto; b) quando non la si condivide, si è autorizzati a violarla all’unica condizione che si sia disposti a subire la sanzione senza protestare. Lo Stato ha il diritto di punire. c) se infine non si condivide la legge, e si è sicuri di sfuggire alla sanzione, la si può violare impunemente. Dal punto di vista morale questo, per molti, è inammissibile, ma questa inammissibilità è molto discutibile. Innanzi tutto, l’esperienza dice che chi può violare una legge senza rischi, fin troppo spesso lo fa. Probabilmente anche coloro che hanno dichiarato inammissibile il principio appena enunciato. Poi, la filosofia del diritto insegna che la legge non chiede un’intima adesione ma l’obbedienza: è il principio dell’esteriorità del diritto. Infine, si deve ricordare che chi, in Germania o altrove, durante il nazismo, dava aiuto o nascondeva un ebreo, violava la legge e rischiava addirittura la propria vita. Lo si deve biasimare perché violava le leggi - perfettamente valide, dal punto di vista giuridico - del Terzo Reich? Socrate avrebbe fatto bene a fuggire. Ai suoi giudici sarebbe bastato l’esserselo tolto di torno e quei pochi anni che lui ha sdegnosamente rifiutato gli sarebbero serviti a regalare a noi immortali pensieri e a se stesso la sua saggia e sorridente gioia di vivere. 9월 13일 Pensierini spot... In ordine sparso...1) E' iniziato il campionato. Non facciamoci ingannare dalla prima giornata. Sarà come al solito un campionato che vedrà le big in testa e le piccole a giocarsi la salvezza. Temo che tra le big che si giocheranno lo scudetto, non ci sarà........ 2) Giulio "Robin hood" Tremonti si è addormentato. Infatti il prezzo del petrolio sta scendendo rapidamente. Siamo vicini, per fortuna, ai 100 dollari a barile, anzi notizia di oggi che stiamo sotto i 100 dollari a New York ma la benzina non scende di prezzo. Non sarà mica colpa della Robin Tax?? Il partito democratico dovrebbe attacare il governo proprio su questo aspetto. 3) Secondo Gallup, Obama è avanti di 8 punti. Secondo la Casa Bianca l'altro è intesta. Ma quelli che contano veramente sono gli stati in bilico... 4) Ve lo ricordate il mitico Luca Luciani? Si, il manager di Telecom italia che pensa che Napoleone ha fatto il suo capolavoro a Waterloo. Si, proprio lui...un po' palestrato un po' coatto. Ricordate la sua retorica militaristica e/o fascistoide. Ebbene, il nostro manager è tornato protagonista del web. ll tutto grazie ad una mail aziendale, che è da non perdere. Gustatevi il video. per chi si fosse perso Napoleone I e questo prende milioni di euro.......puo' mai andare avanti la telecom?? 9월 12일 Una serata davanti alla tv... Serata casalinga....davanti all tv...facendo zapping... Rai Uno - Miss Italia - Impossibile da guardare tutto, tanto è vero che neanche Mirigliani riesce a farlo. Si addormenta prima, molto prima. E non solo per l'età. Target: l'italiano medio. Rai Due - Senza traccia - ottimo per gli amanti del genere. Telefilm non certo collocabile tra gli eccellenti. Ma episodi vecchi per chi ha il satellite. Target: professionista che cena col cibo precotto. Rai Tre - La bestia nel cuore. Un po' triste, come Rai Tre. Target: finti intellettuali di sinistra. Rete 4 - In viaggio verso lourdes - Non aggiungo altro. Target: vecchie rincoglionite. Canale 5: Distretto di Polizia 8 - Un delitto. E' un delitto come hanno distrutto questa serie nelle ultime edizioni. Sono troppi i volti storici che hanno lasciato questa fiction. Scritta male, recitata peggio. Italia 1: Primo e Ultimo - Il nuovo programma di Teo Mammuccari. Con tutti i pregi e i limiti dei programmi di Mamuccari. C'è Melissa Satta. Non c'è paragone. La Canalis è di un'altra categoria. La7 - Il giorno che ha cambiato la storia - Roba da internet... Insomma, non proprio un granché...io faccio zapping...ma mi sono soffermato soprattutto su una cosa...indovina un po'.... 9월 11일 Rinneghiamo il passato..... Ho visto il video su Republica.it (http://tv.repubblica.it/copertina/chi-si-prostituisce-mi-fa-orrore/23972?video) in
cui la graziosissima Mara Carfagna (non mi sento di chiamarla Ministro)
espone i contenuti e la linea d'azione del governo riguardo il DDL
sulla prostituzione. Cito testualmente "Come donna non condivido chi vende il proprio corpo per profitto" perchè... questa (http://www.fiaschi.org/wp-content/uploads/2006/05/9.jpg) mi volete dire che l'ha fatta ... GRATIS? E la rete pullula eh..basta cercare con Google. A sette anni dall' 11 SettembreSette
anni fa sembrava una scena surreale, sottratta a qualche film: vedere
degli aerei (aerei!) abbattersi sui grattacieli del World Trade Center,
il punto più alto del mondo occidentale. E già mentre guardavamo quelle
immagini sapevamo che quell’angoscia era dovuta anche al fatto che
sapevamo che quell’attentato era anche simbolico, andava al di là di se
stesso: era un attacco al cuore pulsante di un Paese, di un mondo, di
una cultura, che si è brutalmente scoperta fragile, indifesa, debole.
Tuttora non sappiamo tutto di quanto è accaduto quel giorno. È accaduto
uno di quei rari, secolari passaggi storici; e tuttavia c’è una
particolarità, in quest’evento, che è una novità assoluta nella storia
del mondo: per la prima volta il massacro, il fatto, è stato
capillarmente seguito dai media, filmato e registrato in ogni secondo.
L’abbiamo seguito, abbiamo partecipato, l’episodio è penetrato a fondo
più che mai nelle nostre coscienze. Senza entrare nel merito delle
singole opinioni; perché ogni fatto storico necessita di tempo e di
studio per rivelare il suo significato. L'impressione successiva all’11
settembre è stata che tutto l’occidente si è scoperto vulnerabile come
mai lo è stato. Ha scoperto che la propria cultura era debole, perché
in realtà nessuno vi si riconosceva sino in fondo; ha scoperto che la
sua religione era debole, e molti non ci credevano più; ha scoperto che
il Paese più potente del mondo era debole, se lo si attaccava, come un
virus, dall’interno del suo organismo. L’Europa ha insomma scoperto la
sua debolezza nella fragilità dei suoi fondamenti: ha scoperto le sue
illusioni, ha dovuto ridiscutere tutti i suoi presupposti. Anche adesso
cerca di trovare se stessa – cerca un motivo per affermarsi - per
rendere ragione della sua presenza, e, forse, per non scomparire. 9월 8일 dubbi della vita....CatsCome si sceglie un regalo per una persona a cui vuoi bene? Mia madre rispose: “prendi cio’ che ti piacerebbe ricevere: il cuore non sbaglia mai”. Mia madre non si mostro’ sopresa quando, a 45 anni ricevette il suo primo pallone di cuoio. E’ chiaro che il concetto di bene assoluto e di bene materiale talvolta si sovrapongono, talvolta, invece rappresentano l’oggettivazione delle nostre passioni sull’altra persona. Mmm adesso mi spiego cosa volevo dire: Venni mandato a comperare un regalo per Fulvio. Dopo avere giocato per alcune ore coi giocattoli, talvolta dovendo cacciare i bambini che li stavano usando, mi accinsi a compiere la missione. Pensai che il regalo perfetto fossero il set di manette, pistola, arco etc. Io ero rimasto mezz’ora davanti al “galeone dei pirati” in superofferta. Poi pensai anche al set di forno, lavatrice, frigo etc. che però l’avrebbero reso "una perfetta massaia" e non è il mio obiettivo. Alla fine mi telefonarono e mi obbligarono a comprare un regalo adatto a un bambino di meno di un anno con la scusa che bisognava evitare che FJ ingerisse il regalo. Ma secondo voi, uno gnomo puo’ ingerire il galeone dei pirati? Tutto cio’ mi fa pensare sul valore delle cose. Ho pochissime cose di valore, ma moltissime a cui do valore perche’ mi ricordano le persone che me le hanno regalate. Credo che gli oggetti valgano per quanto siano stati vissuti e quelli regalati, per quanto si sia voluto farli vivere dagli altri. Il mese scorso volevo comperare un regalo per un'altra bambina. Vidi una composizione di aerei e mongolfiere in legno, da mettere sopra la culla. Erano bellissimi. Nessun bambino, crescendo con quegli aerei avrebbe potuto desiderare meno di volare, oltre confini e frontiere e diventare una persona al di sopra della media. La negoziante si rifiuto’ di venderlmelo dicendo che era adatta a maschietti, mentre per le femminuccie c’era la stessa composizione con delle coccinelle. Ora quella povera bambina ha delle Cucujoidee che svolazzano sulla culla e non so cosa diventera’ in futuro. 9월 1일 I Mastella’sUn caso umano si aggira per le cronache politiche. Il suo nome è Clemente Mastella. Lo statista ceppalonico, in astinenza da poltrone da quando in gennaio rovesciò il governo Prodi abboccando alle lusinghe del Cainano (che poi non candidò neppure lui e la sua signora), ha lanciato dal suo blog uno straziante appello: “Chi crede nel Centro si faccia avanti”. Nemmeno un commento. Allora s’è trasferito in Abruzzo, proponendo un “patto” al Pd per una candidatura innovativa (la sua), come se il Pd abruzzese non avesse abbastanza noie giudiziarie. Infatti, nessuna risposta. “La campagna elettorale dell’Udeur inizia da Ovindoli”, ha annunciato indomito in un comizio dinanzi a se stesso. Anche la sua signora, Sandrina Lonardo, indagata a Napoli per tentata concussione e dunque regolarmente al suo posto di presidente del consiglio regionale della Campania, miete successi a piene mani. La Cassazione ha appena respinto il suo ricorso contro l’ordinanza del Gip di Napoli, che le aveva trasformato gli arresti domiciliari (disposti al Gip di S.M.Capua Vetere) in obbligo di dimora, poi revocato. La signora chiedeva di dichiarare quel provvedimento infondato, per farsi risarcire dallo Stato i danni per l’ingiusta detenzione. Purtroppo la Corte ha stabilito che la detenzione era giusta e “tutte infondate” erano le sue lagnanze, condannandola a pagare le spese processuali: avevano ragione i pm e i giudici di Santa Maria, vilipesi da Mastella & C. come “macchiette politicizzate” e complottarde. Purtroppo, a parte qualche cittadino armato di microscopio elettronico, nessuno ha saputo della sentenza, relegata in alcuni trafiletti comparsi su un paio di quotidiani (dai principali tg, invece, silenzio di tomba). La sentenza integrale illustra il sistema clientelare illegale messo in piedi dai Mastella’s. E fa a pezzi le scombiccherate teorie con cui fior di politici e commentatori assolsero l’allora ministro della Giustizia e i suoi cari nella standing ovation in Parlamento e in decine di editoriali. La tesi è nota: raccomandare e lottizzare non è reato perché “così fan tutti” e se i magistrati se ne occupano “invadono il campo” della politica. Secondo la Cassazione invece “sussistono i gravi indizi di colpevolezza richiesti dall’ art. 273 Cpp sull’ipotizzato reato di tentata concussione”. Lady Mastella è “accusata di avere, nella sua qualità di presidente del Consiglio regionale della Campania, in concorso con il marito Clemente Mastella” e di altri esponenti Udeur, “tentato di costringere Luigi Annunziata, direttore generale dell’azienda ospedaliera S.Sebastiano di Caserta, nominato nel 2005 su indicazione dell’Udeur, a sottostare alle indicazioni del partito”. Ma Annunziata rifiuta e nomina gente brava, anziché di partito. Apriti cielo. “Quello è un uomo morto”, strilla la signora al telefono col consuocero. E tenta di “defenestrarlo”, “anche con una campagna di stampa”. Nell’aprile 2007 promuove un’interpellanza Udeur “con cui si chiedono spiegazioni al governo regionale circa il possesso dei requisiti dell’Annunziata per la nomina a dg”. Poi però l’interpellanza viene congelata: “la Lonardo e gli altri coindagati fanno giungere all’Annunziata un messaggio di possibile riconciliazione, facendogli intendere che l’interpellanza può essere ritirata qualora nomini De Falco e Viscusi, ‘graditi’ alla Lonardo, primari di neurochirurgia e cardiologia del S.Sebastiano. Annunziata non accetta l’imposizione. In risposta, la Lonardo ripropone l’interpellanza”. E incontra l’assessore alla Sanità per far cacciare Annunziata. “Nella ricostruzione appaiono tutti gli elementi costitutivi del reato di concussione. L’abuso consiste nella strumentalizzazione da parte dell’indagata dei suoi poteri di presidente del Consiglio regionale: in tale veste ha esercitato in maniera distorta le attribuzioni del suo ufficio, piegandone finalità e obiettivi per interessi particolari, estranei all’interesse pubblico, violando i principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione pubblica posti dall’art. 97 della Costituzione”, il tutto per “rafforzare la presenza del partito nelle istituzioni pubbliche, perpetuando una politica di occupazione e spartizione clientelare nei posti di responsabilità nelle pubbliche amministrazioni, secondo criteri di appartenenza politica e non di competenza tecnica”. Ecco perché è stata arrestata e dovrebbe risarcire lo Stato, anzichè batter cassa dallo Stato. Ed ecco perché si vuole riformare la Giustizia e la Costituzione. Da l'unità |
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